La fine delle ideologie

Ogni tanto, quando qualcuno dice qualcosa che finalmente abbia un senso, lo si taccia di ideologia, che nel linguaggio dei giornali, dei parlamenti e dei salotti è una parolaccia, pari a demagogia. L’ideologia è, per costoro, la maggiore causa del «rifiuto di ogni idea di innovazione» (vedi per esempio in Val di Susa), il capriccio di chi non vuole la crescita economica, di chi ha la testa nel mondo delle nuvole o dei sogni e non riesce ad approcciarsi alla realtà in con realismo politico, senza mitizzazioni. Per inciso, mi sfugge, allora, il perchè non dovrebbero puntare il dito anche contro Mazzini accusandolo di aver fatto dell’ideologia, ma questa è un’altra storia di cui ho già scritto di recente.

Il messaggio che passa sugli schermi da quando il muro è caduto è che l’ideologia fa male, è per le persone con una mente chiusa, che sono incapaci di accettare qualsiasi cosa che cozzi con essa e i suoi dogmi. E questo nulla ideologico, questo vuoto di idee è proprio ciò che di più utile esiste per garantire un sano trasformismo. Per esempio, ma se n’è già parlato fin troppo, in Italia non c’è nessuna contrapposizione ideologica tra i partiti, anzi tra quelli che ancora conservano a parole una posizione ne emergono altri scandalosamente trasformisti e privi di qualunque programma e collocazione; in Spagna il PSOE attua «contro la crisi» le stesse misure che attuerebbe qualunque altro partito del parlamento spagnolo, compreso il Partito Popolare suo acerrimo avversario elettorale; in Grecia un socialista taglia il welfare nell’applicazione pratica di quella shock economy di cui scrive Naomi Klein; torniamo in Italia e tanto il Pd quanto il Pdl traboccano di imprenditori che da quando sono stati eletti (ma che dico, nominati!) hanno visto aumentare vertiginosamente il proprio reddito dichiarato. Se la caduta delle ideologie significa questo, allora converrebbe tornare sui propri passi e riabbracciare un po’ di sana ideologia.

Ma converrebbe tornare sui propri passi in ogni caso, perchè quella che chiamano fine delle ideologie è in realtà l’inizio dell’Ideologia. Se gli ex-comunisti sono azionisti della Goldman Sachs e sostengono le guerre imperialiste in Libia e Afghanistan, forti del supporto mediatico di un cartello di testate che hanno spostato l’opinione pubblica a favore dell’intervento; se nessun governo italiano, di alcun colore, ha avuto la volontà di varare delle norme sul conflitto di interessi; se tutti in Occidente parlano ormai di crescita economica come se fosse la cosa più naturale del mondo; se Marchionne può fare il cazzo che gli pare, questo lo dobbiamo non alla fine delle ideologie ma all’affermazione totale e capillare del neoliberismo. Bene, vorrei informare chi crede alla favoletta della mano invisibile che il liberismo è un’ideologia, con le sue mitizzazioni e le sue idealizzazioni, come quella del self-made man, della crescita e delle missioni di pace, e con i suoi martiri, i suoi ideologi, i suoi eroi e le sue vittime.

Quindi, quando in mezzo a questa bolgia di automi indemoniati e ipnotizzati qualcuno dirà qualcosa che abbia un minimo di senso, non fate come i giornali, i parlamentari e quelli dei salotti, non additatelo né accusatelo di essere «ideologizzato», ma rispondete citando Hemingway: «non possiamo raggiungere le stelle ma ci servono per tracciare la rotta». E ricordate, poi, che le stelle a volte sono state raggiunte.

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Lotta continua contro l'Ancien Régime!

Pubblicato il 1 agosto 2011, in Pensieri con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. Per come la vedo io, il panorama politico italiano soffre tantissimo la mancanza di personalità legate a precise ideologie: gli attuali politici non hanno la capacità di far capire ai propri cittadini come la pensano e quali ricette hanno per risolvere i problemi. Non hanno questa capacità proprio perchè privi di una precisa ideologia di fondo: qual’è l’ideologia alla base del PD? Quale quella alla base di SEL?
    L’unico partito che ha un’ideologia ben precisa è il PDL (ed a tratti, la lega): un partito,legato ad un nome forte, che ha trasformato la vita sociale e culturale degli italiani, indirizzandola in maniera molto evidente verso il liberismo ed il conservatorismo.
    Purtroppo non abbiamo un’ideologia altrettanto forte in grado di contrastarla. Altrimenti, non governerebbero dal 1993

  2. Bell’articolo, che picchia proprio dove si deve picchiare. A proposito di questi temi, vi suggerisco anche questo blog –> http://sos-iety.blogspot.com/ che troverete di certo interessante e affine.
    Aggiungo che un lavoro di smarcheramento del genere andrebbe portato avanti a martello pneumatico anche sui vari grillismi, che in assouta concordia con i neoliberisti rivendicano di essere post-ideologici.

  3. Un problema che mi è sorto più di una volta, ed a cui ho dato – solo di recente – una risposta : In cosa credere? Cosa riuscirebbe ad accontentare, ,in concreto, “tutti”?

  4. @Davide: come si fa a collocare il Pd o il Sel o qualunque altro partito? Dalle dichiarazioni di intenti e dalle (eventuali) azioni. La prima cosa da verificare è che le azioni e le scelte prese dal partito siano coerenti con le dichiarazioni d’intenti; se ciò non sussiste, già il partito ha le carte in regola per essere ridicolo.
    Nel caso specifico del Pd, non si capisce proprio da che parte voglia stare: se con gli operai della Fiat o con gli amministratori delegati, se pro o contro il Ponte, pro o contro la Tav, per un governo tecnico o per le elezioni… non esiste argomento su cui si conosca la posizione del partito. In pratica ha carta bianca su tutto, perchè non è vincolato al rispetto di determinati valori né lascia condizionare le sue scelte da stupide ideologie ammuffite che ormai “sanno solo di passato”, come direbbero loro.
    Il Sel, anche se prende posizioni condivisibili, poi nei fatti non agisce di conseguenza (es. critico sulla Tav ma giustifica i lacrimogeni sparati ad altezza uomo) e quindi non soddisfa le condizioni di cui sopra per poter continuare nel giudizio. Come dire, si fotte con le sue mani fin da subito. E inoltre il personalismo sfegatato di Sel tradisce l’anima berlusconista del partito.
    Parlano entrambi di cambiamento, innovazione, miglioramento, che ci può anche stare (certo, preferirei che facessero un po’ più di analisi e che parlassero esplicitamente di conflitto, immigrazione, precariato, reddito, globalizzazione) però poi iniziano a parlare di crescita, e allora capisco che c’è qualcosa che non va.

  5. @Davide: come si fa a collocare il Pd o il Sel o qualunque altro partito? Dalle dichiarazioni di intenti e dalle (eventuali) azioni. La prima cosa da verificare è che le azioni e le scelte prese dal partito siano coerenti con le dichiarazioni d’intenti; se ciò non sussiste, già il partito ha le carte in regola per essere ridicolo.
    Nel caso specifico del Pd, non si capisce proprio da che parte voglia stare: se con gli operai della Fiat o con gli amministratori delegati, se pro o contro il Ponte, pro o contro la Tav, per un governo tecnico o per le elezioni… non esiste argomento su cui si conosca la posizione del partito. In pratica ha carta bianca su tutto, perchè non è vincolato al rispetto di determinati valori né lascia condizionare le sue scelte da stupide ideologie ammuffite che ormai “sanno solo di passato”, come direbbero loro.
    Il Sel, anche se prende posizioni condivisibili, poi nei fatti non agisce di conseguenza (es. critico sulla Tav ma giustifica i lacrimogeni sparati ad altezza uomo) e quindi non soddisfa le condizioni di cui sopra per poter continuare nel giudizio. Come dire, si fotte con le sue mani fin da subito. E inoltre il personalismo sfegatato di Sel tradisce l’anima berlusconista del partito.
    Parlano entrambi di cambiamento, innovazione, miglioramento, che ci può anche stare (certo, preferirei che facessero un po’ più di analisi e che parlassero esplicitamente di conflitto, immigrazione, precariato, reddito, globalizzazione) però poi iniziano a parlare di crescita, e allora capisco che c’è qualcosa che non va.

  6. Non sono d’accordo quando scrivi:

    “L’unico partito che ha un’ideologia ben precisa è il PDL (ed a tratti, la lega): un partito,legato ad un nome forte, che ha trasformato la vita sociale e culturale degli italiani, indirizzandola in maniera molto evidente verso il liberismo ed il conservatorismo.”

    Io avverto molta più ideologia nella Lega che non nel Pdl, che più che seguire un’ideologia come punto di riferimento fisso, tiene conto dell’attimo e del contingente. Se muore Berlusconi il Pdl non ha più uno straccio di significato, perchè è tenuto insieme da fiumi di soldi; se muore Bossi invece al Lega resiste, perchè ha degli obiettivi che vanno al di là della soddisfazione personale delle esigenze del capopopolo.
    Tu dici che il Pdl ha un’ideologia ben precisa; io penso che se il nucleare fosse sconveniente a Berlusconi o a qualche suo amico, non sarebbe tra le proposte del Pdl, così come non lo sarebbe la riforma della giustizia se Berlusconi non fosse impantanato con i suoi reati. Non lo fanno perchè hanno un’idea da realizzare, ma perchè hanno un culo da salvare; e questa non la chiamo ideologia, perchè dietro non c’è assolutamente nulla.

  7. Conosco il blog e proprio l’ultimo articolo, come dici tu, è affine a questo quando dice che «l’insistenza sulle privatizzazioni è tutta ideologica».
    Hai ragione sui grillismi, non capisco perchè uno si dovrebbe vantare di essere post-ideologico, come a dire: «guardate, io di economia non capisco un cazzo!»

  8. E che risposta ti sei dato?

  9. Condivido quello che hai scritto: infatti facevo riferimento proprio a queste “debolezze” per quanto riguarda SEL e PD ( giusto per fare un esempio ho citato questi due partiti) nel considerare la loro mancanza di un’ideologia di fondo. Basta leggere il loro statuto ed osservare il comportamento dei loro parlamentari per notare come non c’è la benchè minima corrispondenza.

  10. E’ vero quando affermi che il PDL senza Berlusconi andrebbe incontro ad un forte declino; ma questo non significa che alla base del partito non ci sia una precisa ideologia : sono convinto infatti che essi rappresentino la destra nel vero senso della parola. Tagli ai servizi pubblici, tagli alla scuola, tagli agli enti locali, leggi a favore della classe imprenditoriale, leggi a favore della mobilità lavorativa (e dello sfruttamento del lavoro) con la legge Biagi (erroneamente chiamata cosi, ma uso il termine per comodità), leggi contro gli immigrati… tutto ciò non è solo frutto del berlusconismo, ma di una scelta politica ben precisa, scelta che fa riferimento al liberismo economico ed al conservatorismo; mentre la sinistra, nelle sue brevi parentesi di governo, non è riuscita ad approvare leggi dalla ben precisa connotazione ideologia.

  11. Non capisco se per la base del partito intendi la base elettorale o la base programmatica. Immagino che ti riferisca al secondo caso, perchè nel primo mi pare del tutto evidente che gran parte dell’elettorato berlusconiano non abbia uno straccio di ideologia (basta guardare questo video). Il Pdl, essendo diretta emanazione di un imprenditore e della sua azienda, è fisiologicamente legato a una visione del mondo liberista. Tuttavia ribadisco che non sono convinto che per il Pdl si possa parlare di ideologia, perchè le decisioni e le scelte politiche non partono dalla volontà di fare qualcosa di positivo bensì dal rischio che qualcuno vada in galera o debba pagare le tasse. Invece i veri liberisti erano sinceramente convinti che un miglioramento delle condizioni economiche dei ricchi avrebbe determinato un innalzamento della qualità della vita di tutti, erano convinti di essere nel giusto. Bene, io non penso che i gerarchi del Pdl credano di essere nel giusto. Uno è convinto di essere nel giusto quando crede in qualcosa di superiore, sia esso Dio, il progresso o la rivoluzione; invece penso che loro siano perfettamente consci del fatto che fanno schifo.

  12. niente riuscirebbe ad accontentare tutti, perchè non tutti hanno gli stessi problemi e disagi, e la soluzione di alcuni problemi per alcuni è un inevitabile danno per altri; le forme sociali sono ricerche di equilibri per evitare eccessivi traumi ai più, equilibri che sono sempre più sbilanciati verso una faccia poco piacevole di assetto mondiale; chi ha gioito della caduta del muro (1989) dovrebbe rendersi conto che anche il sistema capitalistico è incolonnato al proprio funerale, per non parlare poi della democrazia, che è la migliore attuale forma di governo ma per nulla perfetta: sinteticamente, non può certo essere perfetto un sistema che conferisce la stessa capacità decisionale a individui dotati di ‘capacità’ completamente diverse… perfino per guidare un ciclomotore è prevista la dimostrazione di competenze minime (patentino) mentre per votare non è prevista alcuna discrimina sulle competenze dell’elettore, e il risultato è sotto gli occhi di tutti

  13. Intendevo proprio la base programmatica: per quanto riguarda l’elettorato preferisco non commentare coloro che votano al PDL; sono convinto infatti che in Italia, l’elettore di destra sia mediamente più “ignorante” per quanto riguarda la politica rispetto a quello di sinistra (questa naturalmente, resta solo una mia idea).
    Ti do ragione sul fatto che i gerarchi del PDL sono convinti loro stessi di fare schifo e di essere dei ladri: ma cerca di separare la sfera delle singole personalità, con quella generale del partito. Se prendi i politici del PDL singolarmente, non riuscirai mai a trovare un’ideologia, perchè non sono in grado neanche di teorizzarla.
    Ma se guardi il PDL in tutti questi anni di governo riesci tranquillamente a notare una linea politica ben precisa: quella della destra conservatrice e corporativa (tralascio il termine liberista perchè forse è azzardato nella vicenda italiana); io ci vedo un’ideologia ben precisa. Che fa schifo, che ha rovinato questo paese, che ha disintegrato il futuro di una generazione; purtroppo riesco a vederla anche troppo bene.

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