Emilio non era convinto

Emilio fu uno dei pochi seriamente preoccupati fin dal principio.

«Basta con le parole» dicevano. «Bisogna passare ai fatti. Viva la rivoluzione!»
«Quale rivoluzione?» chiedeva lui.
«La rivoluzione: dateci una rivoluzione e noi vi seguiremo».

Ma su che presupposti di base? Perseguendo quali principî, quali ideali, quale idea di società da costruire? Questo interrogativo Emilio si poneva in quei primi anni, ma alla domanda non c’era risposta, come si evinceva da dichiarazioni come quella fatta dal capo ispiratore di questa decantata rivoluzione: «Tutte le altre associazioni, tutti gli altri partiti, ragionano in base a dei dogmi, in base a dei preconcetti assoluti, a degli ideali infallibili, ragionano sotto la specie della eternità per partito preso. Noi, essendo un antipartito, non abbiamo partito preso».
Qualche anno più tardi lo stesso ribadirà: «Il programma non è una teoria di dogmi sui quali non è più tollerata discussione alcuna. Il nostro programma è in elaborazione e trasformazione continua; è sottoposto ad un travaglio di revisione incessante, unico mezzo per farne una cosa viva, non un rudere morto».
Tali esternazioni chiarivano fin da subito che la grandezza di quella particolare rivoluzione, secondo i suoi sostenitori, consisteva proprio nell’assenza di ideologie, considerate astratte e inadatte a produrre una qualunque risposta adeguata alla situazione esistente e da contrapporsi all’azione, la quale invece è in grado di risolvere concretamente i problemi reali, attraverso la dedizione, l’impegno, l’entusiasmo che prende l’animo e permette all’essere umano di imbarcarsi in grandi eventi, in imprese di importanza storica: il primo programma si definiva solennemente «rivoluzionario perché antidogmatico».

Emilio non era convinto. Questi pretendevano il raggiungimento di un insieme di obiettivi senza collocarli in una visione coerente: in virtù della sfoggiata mancanza di dogmi a influenzarne l’azione politica, perseguivano tutto ma anche il suo contrario. O almeno, questo davano a intendere.

L’incredulità di Emilio cresceva col tempo di fronte alle disarmanti giustificazioni di suoi amici ed compagni di partito che, uno dopo l’altro, passavano a sostenere questa nuova forza, più o meno apertamente. Chi perché tutti vi potevano trovar casa, purché disprezzassero la politica tradizionale e adorassero il nuovo («Voi siete democratici? E io non sono forse democratico? Voi siete autonomisti e repubblicani? Ebbene continuate ad esserlo, nessuno ve lo impedisce. Noi siamo un mosaico in cui la diversità dei colori e il multiforme aspetto dei dettagli dànno maggiore splendore all’insieme»); chi perché così doveva andare, per forza di cose, perché «di questo passo non si può andare innanzi», perché «i tempi sono difficili».
Non diversamente accadeva dentro le istituzioni, nelle grandi città, nelle campagne, in tutto il paese: chi in tempo di guerra era sembrato non avere alcuna voglia di morire, ora si dichiarava pronto alla morte; chi diceva «se quelli trionfano, la civiltà del nostro paese rincula di venti secoli», pochi giorni dopo prendeva incarichi con orgoglio da quelli che intanto avevano trionfato; chi era un sincero radicale oppositore, adesso si convertiva alla causa, motivandola con abbondanti ragioni ideali.

Emilio Lussu scrisse Marcia su Roma e dintorni nel 1931, dopo il confino a Lipari per la sua opposizione al fascismo. Attraverso la sua narrazione, con cui intendeva «fissare gli avvenimenti politici del mio paese, così personalmente li ho vissuti in questi ultimi anni», egli si proponeva di raccontare i meccanismi alla base della nascita del fascismo, soprattutto per scongiurare il rischio che simili fenomeni si riproducessero altrove.
La scelta di rivolgersi a lettori stranieri è significativa: nella prefazione, Lussu dedica il libro esplicitamente a un pubblico di non italiani e le prime edizioni non furono in lingua italiana: tutte erano precedute da una ragionata premessa da cui si evinceva lo scopo originario del libro, cioè illustrare la genesi del fascismo. Infatti, con quale illusione, e addirittura con quale utilità, raccontare il fascismo agli italiani? Questi già conoscevano bene, in cuor loro, i motivi che li avevano spinti in massa a rifugiarsi sotto le ali del fascio littorio, da sinistra e da destra. Gli abitanti di altri paesi invece no, perciò aveva senso stilare un’opera con funzione di prevenzione, di difesa immunologica, di sviluppo degli anticorpi culturali e degli strumenti necessari a sventare l’affermazione di fascismi simili.
Oggi più che mai, Marcia su Roma e dintorni deve essere letto dagli italiani: dopo decenni di rimozioni, mistificazioni, falsificazioni, revisioni, abbiamo dimenticato, come popolo, di averlo vissuto in prima persona, il racconto di Emilio Lussu. Noi, oggi, siamo come coloro ai quali era dedicato il libro: siamo come degli stranieri, siamo estranei alla nostra storia e straniati dal presente che è ancora storia. Oggi, questo libro è dedicato a noi.

 

Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione.
Piero Gobetti, Elogio della ghigliottina

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Lotta continua contro l'Ancien Régime!

Pubblicato il 28 febbraio 2013, in Senza categoria con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 20 commenti.

  1. Terribilmente attuale.

  2. ci sono alcune cose difficilmente digeribili di Grillo, ma sinceramente non vedo grandi pericoli di una deriva simil-fascista, i suoi elettori sono nella generalità persone pensanti e dallo spiccato senso civico, forse gli elettori più consapevoli di questi anni, personalmente non sono tra questi ma non mi preoccuperei più di tanto

  3. Nello, tu non ti preoccupi più di tanto perché tu non sei Emilio, che fu il primo.
    Non concordo sul fatto che gli elettori del M5S siano in generale «persone pensanti»: che dire delle baggianate propagandate dal sito di Casaleggio e delle bufale cui spesso il blog ha dato voce, condivise in massa da decinedi migliaia di persone sui social network e non solo? Che dire della BioWashBall, dell’omeopatia, dell’AIDS che non è una malattia virale? Per non parlare dello spettacolare Future of politics (qui). Questi si bevono tutto!
    E comunque nessuno ha detto “Grillo”, ehehe.

  4. Bello il riferimento a Lussu!
    Segnalo un’altra citazione di un autore del passato sulla nascita del nazismo per parlare dell’oggi: https://stornellidesilio.wordpress.com/2013/02/28/da-togliatti-a-grillo-la-sinistra-e-il-mito-delluomo-forte/
    La citazione è di Daniel Guérin, spunto per cercare di capire perché tanti a sinistra hanno votato Grillo.

  5. Non si tratta di un “riferimento a Lussu”, questa è proprio la recensione del suo libro!
    Comunque grazie, Mattia, lo leggerò e ne parleremo.

  6. Beh tutto si può dire di questo illuminante scritto tranne che non sia attuale! grazie per la piccola perla.

  7. Grazie!

  8. Mattia Pelli

    Mi scuso. Intendevo qualcosa del tipo:”interessante riferirsi a questo testo di Lussu nel dibattito sul grillismo”, come sono illuminanti le riflessioni di Guérin. A presto.

  9. Bello spunto di riflessione, è la prima volta che passo da qui ma tornerò. Leggevo proprio pochi minuti fa il discorso elettorale di Hitler alla nazione del 1932, quello in cui definisce tutti gli “altri” morti, finiti. Non oso immaginare che tipo di fascismo si potrebbe prospettare in Italia oggi: magari tutti saremmo costretti a giurare fedeltà alla rete e denunciare i liberi pensatori come troll, e bloccargli l’accesso a internet per iniziare. Ciò che mi preoccupa però, è che vedo la popolazione ormai desiderosa di staccare la spina e smettere di pensare, d’altronde la guerra mediatica ha imperversato a lungo… i

  10. @Mattia
    Non ti devi scusare, sono io che ho frainteso l’espressione «riferimento a Lussu» credendo che non si fosse colto che tutto il pezzo è sull’opera di Lussu, e non solo l’ultima parte.
    Ho letto anche il tuo blog: hai ragione, leggere Guérin dev’essere un’altra cosa molto interessante. Mi prometto di procurarmelo.

    P.S. Ma sei “nasosecco”!? Bastava dirlo! 😉

    @Samsa

    Neanche io oso immaginare un tipo di fascismo del genere. Tuttavia, sono convinto che, con buone probabilità, resterà solo immaginazione. I rischi invece sono altri: quel modo di pensare superficiale e forcaiolo è ormai capillarmente diffuso, e non sto mica parlando solo di grillismo (anzi, a dirla tutta, non ho mai scritto il nome di Grillo o menzionato il M5S in tutto il testo, e se qualcuno ci trova delle allusioni, be’, non sarà certo colpa mia e qualche motivo ci sarà…).

    Ho letto anch’io quella citazione di Hitler. Qualcuno metteva in dubbio la fedeltà della traduzione, ma penso sia un problema risolvibile facilmente, visto che qui c’è l’audio originale e i nostri dubbi possono essere dissipati trovando qualcuno che conosce il tedesco.

  11. Aggiornamento: qualche dato che dovrebbe far incrinare la certezza di avere a che fare con semplici «persone pensanti e con spiccato senso civico».

  12. quei dati che citi (però nell’articolo mancano l’omeopatia e Tesla) non si riferiscono solo al Movimento 5 Stelle ma a tutti trasversalmente (italioti in particolar modo), è la moderna globalizzazione della cretinaggine e dell’ignoranza

  13. Scusa il commento inutile, ma: grazie, avevo proprio bisogno di un post così.

  14. @Nello
    Appunto per questo, penso che non si possa parlare di loro come «gli elettori più consapevoli di questi anni»: a me sembrano inconsapevoli tanto quanto gli altri. Tutti questi complottismi scambiati per “controinformazione” sono diffusissimi, nessuno ne é esente. Nel caso specifico del M5S, però, ho l’impressione che costituisca una colonna portante della retorica e un carattere portante del profilo di un grillino medio (potrebbe anche essere solo una mia impressione, ma le condivisioni anche “ufficiali” da parte di comitati territoriali, o di livello superiore, del M5S, lascerebbero intuire il contrario).

    Tutti questi complottisti e creduloni che si bevono la qualunque purché provenga da una fonte che si dichiari anti-sistema dovrebbero leggersi La strage di Stato, prima di parlare di “controinformazione”.

  15. vorrei esprimere un mio punto di vista, più sull’insieme delle analisi sul m5s che hai fatto che su quest’articolo in particolare. premetto, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che non mi riconosco (per essere eufemistici) nel m5s, nè tantomeno ritengo sensati molti dei suoi mantra, o litanie per restare in un clima più italiano. detto ciò, condivido in buona parte la tua analisi ed esposizione dei, chiamiamioli così, caratteri generali a comune tra fascismo e m5s. E’ infatti sempre buona cosa, quando si osserva un “organismo” che almeno nel nome e nell’aspetto esteriore sembra “del tutto nuovo”, chiedersi se nella sostanza sia o meno riconducibile a qualche bestiola che si è già vista in passato e che magari abbiamo ancora in un barattolo sotto formalina su di un qualche scaffale (anche se i visitatori del museo magari passano avanti di fretta, perchè accanto c’è un diorama con la riproduzione di alcuni lemuri nel loro abitat…). tuttavia, e qui vengo al punto focale, pur avendo tratti a comune col fascismo, il m5s ha qualcosa di nuovo, anche se ciò ovviamente NON implica che sia “migliore” o “meno peggio” rispetto ad un qualcosa del passato. ogni sistema di pensiero (un termine che preferisco ad altri) è figlio del contesto in cui nasce. Qui suppongo che tu ed io abbiamo due concetti di contesto con delle direzionalità e delle freccie di implicazione organizzate in maniera diversa, nel senso che io non sono per nulla d’accordo che sia sempre l’economia a plasmare i valori morali e le acquisizioni concettuali di un’epoca e mai viceversa (ma forse non lo pensi al 100% nemmeno tu e la mia è un’idea parziale che mi sono fatto di te sulla base del tuo orientamento politico, che si rifà ad una corrente di pensiero ben definita ma che non conosco a livello approfondito). comunque, al di là delle nostre impostazioni mentali sul concetto di contesto, sono abbastanza fiducioso che tu concordi con me sul punto della relazione contesto-sistema di pensiero. passando ad uno step successivo, a mio giudizio ogni sistema di pensiero di un’epoca è a sua volta padre di almeno una parte dei “benefici” e dei “danni” apportati alla società e alla sua piastra Petri (la Terra); ragion per cui se si ha il timore che un organismo, comunque nuovo sotto qualche aspetto, possa fare ciò che si ritiene un danno, è altresì molto importante, dopo aver rinfrescato un pò la memoria, vedere quali armi nuove ha questo organismo; per il semplice fatto che si sta là a ritenere di aver davanti qualcosa che si è già visto, mettiamo un cobra, e ci si convince di saper già da cosa difendersi ( il morso in questo caso), ecco che il cobra spruzza veleno dalla bocca ad una distanza superiore a quella di sicurezza per un cobra che morde. quest’ultima parte è stata più concettuale ma utile. ora, scendendo dall’iperuranio, ovviamente ti riconosco il merito di aver analizzato anche i caratteri nuovi, legati ai mezzi che usa (internet), del m5s. se vuoi continuare la tua analisi sul m5s il mio consiglio, che ti garbi o meno, è di concentrarti sui caratteri nuovi del m5s. lo sforzo è a mio giudizio ben maggiore che ricondurre a ciò che si sa o si ritiene di sapere già, ma il bottino è più cospicuo 😉
    buona serata

  16. Ciao Em, grazie per il commento articolato e complimenti per le analogie naturalistiche, che mi piacciono molto. Non mi sembra il caso di approfondire il discorso sulla relazione tra struttura e sovrastruttura, dal momento che mi sembra di capire che non sia quello il punto, ma accolgo volentieri le tue osservazioni sui meccanismi innovativi del M5S.

    Su questo punto, ci terrei a precisare, non per la prima e sicuramente neanche per l’ultima volta, che stabilire analogie con il passato non significa affermare o credere che il presente ne sia una fedele riproduzione: individuare somiglianze tra i meccanismi psicologici e sociologici che portarono all’ascesa dei fascismi novecenteschi e quelli che creano le basi per il consenso trasversale del M5S non è equivalente a dire, come certi fanno, che «i grillini sono fascisti». Una posizione del genere sarebbe frutto di una semplificazione della realtà, quello stesso rifiuto della complessità che porta voti a Grillo: se dividere il mondo in nuovo/vecchio o casta/anticasta non aiuta a comprenderlo, allo stesso modo è inutile e quasi infantile ritenere che i grillini siano fascisti. I presupposti sociali e i meccanismi del consenso sono gli stessi, ma non le forme. Insomma quello che è necessario capire, secondo me, è che tutto questo, mutatis mutandis, è già successo.

    Dal tuo intervento mi pare di capire che dovremmo interrogarci su queste mutatae mutandae, queste cose che sono cambiate rispetto al passato. In realtà molte di esse mi sembrano evidenti e alcune sono già state sviscerate in articoli precedenti. Di preciso, tu a cosa ti riferisci con «caratteri nuovi del M5S»?

    Buona serata anche a te.

  17. la tua domanda finale è buona e cercherò, compatibilmente con i miei impegni, di risponderti nel tempo esponendoti il mio punto di vista. anche perchè non ho problemi ad ammettere che diversamente da te non ho svolto una analisi così personale (ma comunque costruita su più fonti) e soprattutto così approfondita sulla questione, ma il confronto anche con te mi stimola in tal senso.
    a questo punto buona notte

  18. buon giorno
    volevo darti una prima risposta alla tua domanda, riallacciandomi ad uno scambio che abbiamo avuto qualche giorno fa. se ricordi ti dissi che il m5s finora non ha fatto ricorso ad una violenza di tipo fisico ma solo di tipo verbale, e nonostante ciò è già molto influente nella vita politica italiana. violenza, specie in un contesto come questo, è un termine un pò generico ma prendilo per buono almeno per ora. veniamo al tipo di violenza, verbale, con cui il m5s “zittisce” i suoi avversari. E’ qualcosa di tipico in tutti coloro che non hanno nè pensiero organico costruito con metodo nè tantomeno un insieme sensato di premesse da cui partire e proprio per questo 1) rifiuta, in un discorso, la partenza da premesse iniziali logicamente coerenti tra loro (al di là del fatto che ovviamente, al di fuori della matematica, l’analisi della coerenza logica tra concetti abbia dei limiti); 2) rifiuta altresì A PRIORI la metodica con cui componi le tue premesse e le tue acquisizioni concettulai in un quadro coerente ed organico, senza entrare nel merito del metodo che stai utilizando. è un modo di sbolognare il dibattito non nuovo, ma se è già riuscito ad avere tutto questo successo senza l’ausilio di violenza fisica evidentemente è più “potente” di strategie passate.
    fammi sapere se questo punto è a tuo avviso pleonastico rispetto a quanto già detto da te o se trovi degi elementi di discussione nuovi
    ciao

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