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Dada

Io sono bravo a sparare cazzate: lo sono sempre stato.

Mi ricordo che da piccolo riuscivo a vedere il lato comico delle cose che accadevano, nel senso drammaturgico del termine, ma allora me ne stavo zitto; poi con l’età e il suo incedere sempre più insistente ho cominciato ad esternare le mie perplessità riguardo alla lunghissima serie di medaglie che ci circondano. Intendo dire che il mondo è pieno zeppo di fenomeni che, a coppie, sono facce della stessa medaglia, e di queste medaglie ce n’è un’intera collezione, un tesoro composto dai più svariati tipi di materiali e forme e colori, direi.

Ma come si fa a capire se uno è bravo o meno a sparare cazzate? Non certo dalla conformità a modelli preesistenti o dall’adesione a particolari dettami, che divertirebbero solo qualche ometto abitudinario e pigro di mente; non certo dal linguaggio e dallo stile, che possono adattarsi ad ogni forma e situazione con grande plasticità; non certo dal distacco totale dalla realtà delle cose, che più che indice di bravura nel dire cazzate è sintomo di mera follia.

No, cari signori e care signore, la bravura nello sparare cazzate non mi viene da questo, ma viene dal distacco dalla realtà delle idee e dei pensieri.

Oh, suvvia, non crederete che grandi filosofi, logici, matematici siano vissuti con un qualche scopo o predestinazione!

Il loro non era che un pallido riflesso del resto della storia umana, e per giunta il riflesso sfuggente di uno specchio ruotante che per un attimo riesce a catturare un raggio di luce, proiettandolo al centro delle nostre pupille, e poi più nulla, per sempre.

Invece ciò che sta veramente in fondo alle cose è il talento. Il talento, cari signori! Non è cosa da tutti evitare inconsapevolmente di seguire ossequiosamente regole, stabilite da chissà chi nel nostro modo di vedere il mondo, per inventarsi l’aldilà della bravura. Ma io, il talento, non ce l’ho. Io sono solo bravo, anche bravissimo se vogliamo, ma pur sempre bravo, a dire cazzate.

Signore e signori, ecco a voi Gli Ultimi!

ll discorso di Hynkel

Il social verdetto

Mi dicon le persone, nel periodo di Natale,

che se tu non sei gentile, ci si resta proprio male.

Quasi fosse per cattiveria

che vago ancora con l’aria seria!

Quasi fosse per animo bruno

che non ho fatto gli auguri a nessuno!

 

Troppo facile che una volta all’anno

sorridano a chi, dopo, odieranno.

Avrebbe più senso, lo dico sincero,

essere buoni per l’anno intero

ed evitar di beccarsi lo scorno

di essere buoni soltanto un giorno.

 

Tutt’altra cosa sarebbe infatti

dare dei doni agli esterrefatti

che non aspettando che il lieto Natale

diano a me dell’antisociale

soltanto perchè ho fatto un regalo

senza aspettare il divino scalo.

 

Questo lo faccio senza rimorsi

perchè appartiene al mio modo di porsi:

ti rendo subito questo presente

che pur ti avrei reso di Natal carente

in quanto ciò che conta è l’affetto

e non uno stupido social verdetto.

Monsieur en Rouge

Ce lo insegnò Gheddafi…

quanto è importante la fi

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