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Prefazione al Manifesto del partito comunista

Il Manifesto riconosce appieno il ruolo rivoluzionario giocato nel passato dal capitalismo. La prima nazione  capitalistica è stata l’Italia. La conclusione del Medioevo feudale e l’inizio della moderna era capitalistica sono segnate da una figura grandiosa : è un italiano, Dante, l’ultimo poeta medievale e insieme il primo poeta della modernità. Come nel 1300, una nuova era è oggi in marcia. Sarà l’Italia a darci un nuovo Dante, che annuncerà la nascita di questa nuova era, l’era proletaria? 

Londra, 1° febbraio 1893
Friedrich Engels 

Povero illuso, Engels… 

Patriottismo calcistico

Mi dicono che è questione di sangue, che se sei nato in Italia non puoi che tifare Italia. Perchè tifare è crederci.
Ma che vuol dire credere nell’Italia? Vuol dire forse credere nella
teocrazia vaticana? Nelle rivoluzioni fallite? Negli anni di piombo e
nelle violenze della polizia? Vuol dire credere nel G8 di Genova?
Oppure nel fascismo televisivo? Vuol dire credere nella libertà di
farsi ognuno i cazzi propri? Nella cultura dell’apparenza e
dell’ipocrisia, del servilismo e dell’opportunismo? Vuol dire credere
nel 60% dei voti dati a dei fascisti attualmente al governo? Vuol dire
credere nella Lega Nord che col tricolore si pulisce il culo? Nella
fuga dei cervelli e nell’inesistenza di un futuro per i giovani? Oppure
ancora vuol dire credere ancora una nazione che storicamente rinuncia
al dialogo, parteggia per chi vince ma solo quando la partita è già
vinta, delega le responsabilità individuali e tutto giustifica, è
retriva ai cambiamenti e fondamentalmente di impronta cattolica e
xenofoba che vive di rendita dei grandi italiani del passato ma è
incapace di produrre oggi cultura e una solida identità nazionale? 

Sì, sono provocatorio!

Gobetti

Il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco.
Voglio iniziare con questa concisa citazione il mio altrettanto conciso intervento. Come i pochi lettori dovrebbero aver notato, di questi tempi non ho molta propensione alla prolissità, né nello scrivere né nel parlare (per chi mi conosce anche di persona e mi incontra magari tutti i giorni). Non conosco con certezza il motivo di questa mia condizione, ma sono in grado di fare delle ipotesi; all’inizio azzardavo che si trattasse di un vuoto interiore o della presa di coscienza di un vuoto che fino a poco tempo fa mi affrettavo sapientemente a colmare con citazioni colte condivise con incosciente convinzione, ovvero senza conoscerne a fondo il significato reale, oppure grzie a spinte eroiche di amaro sapore foscoliano. Penso invece che non è un vuoto a farmi tacere ma troppo contenuto; devo mettere ordine nella mia mente, e non lo dico per un qualche assodato valore morale dell’ordine o di qualche suo vantaggio comportamentale (e per alcuni le due cose coinciderebbero), ma perchè io parlo di visione del mondo che necessariamente deve essere sistematica, ordinata e razionale e non parziale o elaborata in maniera episodica; sono sempre stato maggiormente propenso alla trattazione lampo piuttosto che alla costruzione coerente di sistemi di pensiero, così non ho mai elaborato una visione del mondo che sia mia sistematicamente (e ciò non implica la dogmaticità). C’è posto per i diritti individuali nel socialismo marxista? C’è posto per la collettività nel liberalismo? C’è posto per il patriottismo nell’ottica socialista del conflitto sociale? L’appartenenza ad una classe sociale può determinare automaticamente l’appartenenza al sistema o all’antisistema, ammesso che questi esistano? Sono queste le domande che si pone, nella ricerca di un pensiero politico autonomo e nuovo, un ragazzo di diciannove anni nei tempi del regime. Del regime nato dalla caduta del Muro. Del regime nato da Tangentopoli. Del regime della dittatura mediatica. Del regime del nulla.
 

 

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