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Continua la censura

Dopo la censura sulle dichiarazioni dei comitati cittadini del Sulcis, sulle enormi manifestazioni popolari in Croazia e sull’attivismo serbo sul modello delle rivoluzioni arabe, all’Ancien Régime si presenta un’altra occasione per tacere su eventi europei, perchè naturalmente se il popolo riempie le piazze e chiede qualcosa in Egitto, in Yemen o in Siria siamo tutti d’accordo (tanto sono paesi culturalmente distanti, nell’immaginario collettivo, dal nostro mondo abbastanza da non costituire un rischio di squilibrio sociale) mentre se lo fa in Croazia, in Serbia, in Sardegna è tutta un’altra storia: loro hanno la pelle bianca, sono di credo cristiano e parlano lingue europee.

Pressoché tutti gli organi di informazione, sia quelli controllati dal Governo sia quelli che hanno la pretesa di essere rivoluzionari e di sinistra, come La Repubblica o L’Unità, tacciono su eventi che si sono verificati a partire da domenica scorsa a Madrid e in decine di città della Spagna.

Piazze occupate e “tendate”, come la storica egiziana Piazza Tahrir, da giovani e disoccupati, che hanno preso il controllo di esse attraverso l’istituzione di comitati popolari che gestiscono le esigenze della piazza e del movimento (comitati per l’informazione, le comunicazioni, le questioni legali, la distribuzione di viveri ai manifestanti…) dopo lo sgombero di domenica.

Cosa dice La Repubblica? Se si cerca la parola “Madrid” si trova che le uniche notizie sono relative al calcio e al desiderio di Kaka di giocare.

Cosa dice L’Unità? Scrive qualche rigo molto sbrigativo che viene pubblicato a pagina 28 nella sezione economica.

Ovviamente per prendere il controllo intendo dire che la polizia ha provato, inizialmente, a caricare e a sgomberare i luoghi occupati, ma evidentemente ha valutato la situazione e ha capito di avere di fronte non un centinaio di dissidenti ma un’intera generazione.

E le generazioni non si possono sgomberare.

P.S.: invece la BBC riporta cosa succede; e lo dice chiaramente: «Egypt-like rally»


Aggiornamento:
l’Unità ha pubblicato un articolo sull’argoment e anche (oho!) il Corriere

L’unica verità detta da quest’uomo

“Quando una menzogna si ripete tante volte poi alla fine diventa verità” Berlusconi sull’editto bulgaro

Gobetti

Il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco.
Voglio iniziare con questa concisa citazione il mio altrettanto conciso intervento. Come i pochi lettori dovrebbero aver notato, di questi tempi non ho molta propensione alla prolissità, né nello scrivere né nel parlare (per chi mi conosce anche di persona e mi incontra magari tutti i giorni). Non conosco con certezza il motivo di questa mia condizione, ma sono in grado di fare delle ipotesi; all’inizio azzardavo che si trattasse di un vuoto interiore o della presa di coscienza di un vuoto che fino a poco tempo fa mi affrettavo sapientemente a colmare con citazioni colte condivise con incosciente convinzione, ovvero senza conoscerne a fondo il significato reale, oppure grzie a spinte eroiche di amaro sapore foscoliano. Penso invece che non è un vuoto a farmi tacere ma troppo contenuto; devo mettere ordine nella mia mente, e non lo dico per un qualche assodato valore morale dell’ordine o di qualche suo vantaggio comportamentale (e per alcuni le due cose coinciderebbero), ma perchè io parlo di visione del mondo che necessariamente deve essere sistematica, ordinata e razionale e non parziale o elaborata in maniera episodica; sono sempre stato maggiormente propenso alla trattazione lampo piuttosto che alla costruzione coerente di sistemi di pensiero, così non ho mai elaborato una visione del mondo che sia mia sistematicamente (e ciò non implica la dogmaticità). C’è posto per i diritti individuali nel socialismo marxista? C’è posto per la collettività nel liberalismo? C’è posto per il patriottismo nell’ottica socialista del conflitto sociale? L’appartenenza ad una classe sociale può determinare automaticamente l’appartenenza al sistema o all’antisistema, ammesso che questi esistano? Sono queste le domande che si pone, nella ricerca di un pensiero politico autonomo e nuovo, un ragazzo di diciannove anni nei tempi del regime. Del regime nato dalla caduta del Muro. Del regime nato da Tangentopoli. Del regime della dittatura mediatica. Del regime del nulla.
 

 

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