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Luna al perigeo, stanotte

O graziosa luna, io mi rammento / che, or volge l’anno, sovra questo colle / io venia pien d’angoscia a rimirarti (G. Leopardi)

Stasera la Luna apparirà più grande del solito, perchè sarà al perigeo, il punto più vicino alla Terra. Non solo: sarà contemporaneamente al perigeo e piena, mostrando tutta la superficie che le è possibile mostrarci e regalandoci uno spettacolo insolito.

Le bellezze della natura sono infinite, e non ringraziamo per questo dèi onnipotenti, angeli incorporei, sacri libri o profeti pazzi e schizofrenici, ma antiche rocce e nuova luce.

Ovvero: non ringraziamo nessuno, se non gli occhi di chi guarda.

 

 

 

 

 

Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Alla sera, Ugo Foscolo

Pascoli smascherato!

Avete presente Il sabato del villaggio di Leopardi, quella canzone composta a Recanati nel 1829, poi pubblicata nell’edizione fiorentina dei Canti del 1831 e infine nell’edizione Starita del 1835? 

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole,
ornare ella si appresta
dimani, al dì di festa, il petto e il crine

E vi ricordate che il critico Pascoli di quei versi scrisse:

Donzellette non vidi venire dalla campagna col loro fascio
d’erba: non ancora la lupinella insanguinava i campi. Avrei voluto vedere il
loro mazzolino, se era proprio di rose e di viole! Rose e viole nello stesso
mazzolino campestre d’una villanella, mi pare che il Leopardi non le abbia
potute vedere. A questa, viole di marzo, a quella, rose di maggio, sì, poteva;
ma di aver già vedute le une in mano alla donzelletta, ora che vedeva le altre,
il poeta non doveva qui ricordarsi.

Ebbene, Pascoli si sbagliava ed ecco rivelato il perchè: ma chi gliel’ha detto a lui che rose o viole non erano secche???

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