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I vegetariani e il sesso, i ricchi e il sesso

Uno dei social network di incontri più frequentato è un sito che si chiama OkCupid.
Conta diversi milioni di utenti e un’analisi dei loro dati può avere un certo valore statistico: questo è esattamente ciò che recentemente hanno provato a fare i gestori del sito, sottoponendo a decine di migliaia di utenti, di cui conoscevano i dati anagrafici e alcune altre informazione personali, una serie di domande su diversi temi, oltre che su quello strettamente sessuale, e poi incrociando le risposte. Per esempio, agli utenti veniva chiesto se usassero twitter e quanto; veniva anche chiesto se e quanto di frequente fossero soliti masturbarsi; infine si incrociavano le risposte per ottenere che, in questo campione statistico, mediamente chi manda almeno un tweet al giorno si masturba con una frequenza giornaliera significativamente maggiore che un utente qualunque.

Qualcuno potrebbe dire: ma questo non prova nessun rapporto di causa ed effetto!

E avrebbe ragione, perché una correlazione fatta senza troppo criterio rischia di non essere affidabile e di portare a conclusioni alquanto bizzare, come dimostra l’esistenza di questo sito, che, come spiega il fondatore Shaun Gallagher, «aiuta a scoprire sorprendenti correlazioni tra cose apparentemente non correlate: rispondendo ogni giorno a una domanda nuova, ci aiuterete a stabilire nuove correlazioni; al termine di ogni giornata i risultati del sondaggio vengono confrontati con quelli delle rilevazioni precedenti e i due legami più forti stabiliscono la correlazione definitiva». Ecco un esempio:

In generale, il 33 per cento delle persone preferiscono le emoticons con il naso. Ma tra quelli che preferiscono il gelato in cono anziché in coppetta, il 44 per cento preferisce emoticons con il naso

Però questo non mi intimorisce, perché mi sembra che la statistica fatta dai cervelli di OkCupid, i cui risultati sono stati pubblicati su una pagina del blog intitolata OkTrends, siano più significativi in quanto le domande poste e le correlazioni tra le risposte date non sono totalmente casuali ma sono mirate, ricercano la conferma di un’ipotesi, che a volte emerge e altre volte no. Sebbene alcune conclusioni siano a mio avviso piuttosto forzate, vale la pena spenderci su qualche parola.

Mi limiterò a commentare il chart #3 e i chart #9 e #10, esponendo le possibili spiegazioni immaginate da me e da un mio carissimo amico. Questo ovviamente non toglie che tra i commenti ciascuno è invitato a fornire una possibile interpretazione!

Il cartello 3 mette in relazione la scelta del vegetarianesimo con il piacere di dare sesso orale. Dalla statistica emerge che tra i vegetariani la percentuale di persone a cui piace dare sesso orale è sistematicamente più alta, sia tra gli uomini che tra le donne.

Un’interpretazione che si potrebbe dare di questo risultato è che i vegetariani fanno spesso la propria scelta alimentare in sintonia con una più generica attenzione per il proprio benessere psichico e fisico, che si riflette anche sulle abitudini sessuali: ovviamente gli organi sessuali non sono l’unica zona erogena del corpo umano e il coinvolgimento di altre parti del corpo in pratiche sessuali può essere considerata una maniera per raggiungere il piacere e aumentare tale benessere.

E se questa analisi non vi convince, potete comunque approfittarne per sbizzarrirvi nella creazione di alternative vegetariane al gergo sessuale usuale: non più “salsiccie” e “hot dog” ma “banane” e “meloni”, come si propone nell’articolo di OkCupid.

Interessanti i cartelli 9 e 10, che correlano, più verosimilmente del precedente, il 9 la retta universitaria (il campione è studentesco) al numero ideale di rapporti settimanali che si vorrebbe avere, il 10 il PIL pro capite alla percentuale di persone «looking for casual sex», cioè in cerca di rapporti occasionali.

Sistematicamente, gli studenti delle scuole più costose sono più desiderosi di sesso rispetto a quelli iscritti a scuole meno costose. Analogamente, più elevato è il PIL pro capite di un paese, maggiore è la percentuale di persone in cerca di sesso occasionale: in cima alla lista troviamo Svizzera (17.3%), Italia (16.3%), Giappone (16.3%), Austria (15.6%), mentre in fondo stanno Ghana (3.1%), Vietnam (4.2%), Nigeria (4.1%).

Riporto qui il commento di un mio amico:

«Darei la colpa all’intersezione di due fattori:
1) Le università più costose tendono ad essere le migliori. Qual è la popolazione delle università migliori? Si tratta di studenti -in linea di massima- ricchi e -in linea di massima- ambiziosi, se non addirittura arrivisti. Non i nerds che uno magari si aspetta, ma persone abituate al “successo”.
La persona arrivista è una persona che è eccitata e compiaciuta dal Traguardo, e il Traguardo è solo un sembiante come un altro del potere. Il sesso può essere un altro. Quindi non è sesso come gioco né come piacere, ma come status symbol e metafora.
2) Le università più costose sono frequentate dagli studenti più ricchi. Gli studenti ricchi provengono dalle classi sociali più alte; e dunque sono stati educati nel culto del potere, nell’edonismo “perché-io-posso”, nel narcisismo e nell’ossessione dello Status (vedi punto 1)».

Uscite!

Troppo stress da appuntamenti online? Basta provare a uscire di casa. Sembra persino troppo facile la soluzione proposta questa mattina da un lungo articolo del Wall Street Journal, eppure svela uno stile di vita che per gli americani è diventato consuetudine negli ultimi anni: utilizzare il web per trovare persone con cui uscire.

I siti di appuntamenti online come Match.com e eHarmony sono così diffusi negli Stati Uniti che ormai socializzare con qualcuno incontrato per caso nella vita reale sembra fantascienza. L’articolo firmato da Elizabeth Bernstein prova a guidare fuori casa chi si è perso nel labirinto di profili, email, status e richieste di amicizia, per fargli sperimentare un modo «terrificante, vecchia maniera» di trovare l’anima gemella.

Il procedimento di questi mondi virtuali è simile a molti social network: si crea un profilo, si caricano foto personali, si scrive qualcosa su di sé. E poi si inizia a passare in rassegna un database di centinaia se non migliaia di profili con interessi in comune. «A volte funziona», scrive la giornalista: «Probabilmente conoscete almeno una coppia che si è conosciuta sul web. Io ne conosco almeno sei. Ma la maggior parte delle persone non hanno mai incontrato l’anima gemella online». Nella vita frenetica delle metropoli, anche cercare qualcuno con cui uscire di sera diventa un lavoro estenuante: «Gli incontri online richiedono un sacco di tempo», dice Jeff Koleba, manager 31enne di Manhattan, «e danno molto poco in cambio». La frustrazione è amplificata dalla presenza di profili inattivi o fasulli e utenti che non rispondono alle email.

Eppure, se si riesce a combinare un incontro, sembra che una buona chiacchierata sia garantita: «Perché abbiamo già interessi in comune», assicura Koleba, «perciò di solito almeno la conversazione è accettabile, anche se poi magari l’appuntamento non porta da nessuna parte». Ma come si fa a uscire di casa? In tutti quei modi che a un europeo sembrano banali e che per un cittadino degli Stati Uniti sono una rivelazione: frequentando il negozio di oggetti per la casa, il supermarket, la chiesa, magari in orari precisi – e qui viene fuori il pragmatismo americano – in modo che «chi è interessato a voi sappia dove trovarvi quando avrà il coraggio di chiedervi di uscire».

Il servizio del Wall Street Journal indica anche alcune catene di negozi in cui sembra più facile trovare persone di bell’aspetto e in salute. La regola base, prima ancora di uscire di casa, è quella di spegnere o almeno lasciare in tasca telefonini, iPad e ogni altro dispositivo. «Tirate fuori la testa dagli smartphone», scrive l’autrice. «Nessuno riuscirà ad avvicinarvi se non riesce neanche a vedervi in faccia».

da L’Unità

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