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Scialuppe di salvataggio

Com’è ormai consueto ultimamente, propongo un brano tratto da Collasso di Jared Diamond, di cui ho già parlato (qui e qui). Segue dibattito, spero di iniziarlo bene una volta che avrò messo in ordine i miei pensieri.

[…] In breve, i norvegesi esaurirono, senza volerlo, le risorse ambientali da cui dipendevano, tagliando gli alberi, asportando le zolle di torba, lasciando pascolare gli animali più di quanto il territorio potesse sopportare e provocando l’erosione del suolo. Le risorse naturali della Groenlandia di per sé, combinate con la variabilità del clima, erano appena sufficienti a sostenere una società europea che vivesse di pastorizia. […]Immagine

È probabile che quando una fattoria povera si trovasse ridotta alla fame per la scomparsa di tutto il bestiame, i suoi abitanti si spostassero nelle fattorie migliori, dove entravano con le buone o con le cattive.

L’autorità dei preti e dei maggiorenti sarebbe stata riconosciuta e rispettata soltanto a condizione che costoro, per volontà di Dio, proteggessero tutta la comunità. Ma la fame e le malattie fecero crollare la fiducia della popolazione nelle autorità religiose e civili, proprio come era accaduto 2000 anni prima con la peste di Atene, secondo quanto racconta Tucidide nel suo terrificante resoconto. La gente affamata si riversò su Gardar in gran numero, e le autorità, travolte, non poterono impedire che la folla macellasse le ultime mucche e pecore rimaste. Le provviste, che sarebbero forse bastate a mantenere in vita i residenti della fattoria, se tutto il vicinato non vi si fosse riversato in massa, furono interamente consumate nel corso di quell’ultimo inverno, in cui tutti cercavano di saltare a bordo dell’ultima, sovraccarica scialuppa di salvataggio, mangiando cani, animali appena nati e gli zoccoli delle mucche.

Questa situazione ricorda i fatti di Los Angeles, al tempo dei disordini seguiti al caso Rodney King. L’assoluzione degli agenti incriminati di aver brutalmente malmenato un malcapitato di colore scatenò lo sdegno di migliaia di abitanti dei quartieri poveri, che si riversarono nelle strade distruggendo negozi e saccheggiando i quartieri ricchi.

Il loro numero superava di molto quello dei poliziotti, che non poterono far altro che sbarrare con dei cordoni le strade che conducevano ai quartieri ricchi, nel vano tentativo d’impedirne l’accesso ai saccheggiatori.

Oggi assistiamo sempre più di frequente a fenomeni simili su scala globale: gli immigranti provenienti dai paesi poveri si riversano a fiotti sul battello di salvataggio rappresentato dai sovrappopolati paesi ricchi, e i controlli alla frontiera sono incapaci di arrestare questo flusso, proprio come le autorità di Gardar o i cordoni di Los Angeles. Stanto così le cose, sarebbe sbagliato liquidare il caso dei norvegesi in Groenlandia come la storia di una piccola società remota vissuta in un ambiente fragile, irrilevante per la nostra ben più vasta e solida civiltà.

Vuoti da riempire

Vi propongo una mia riflessione scaturita dalla lettura di un articolo di Wu Ming 1 sul frame né di destra né di sinistra molto in voga negli ultimi anni, ma che ha radici storiche molto più profonde, che risalgono almeno al secondo dopoguerra.

Premetto che, in sintonia con altri interventi di questa discussione, ritengo che non si possa fare veramente politica senza schierarsi da una parte o dall’altra, quindi l’espressione né destra né sinistra è già sintomo di una collocazione fuori dalla politica reale e nel mondo dei sogni. La politica divide e deve dividere.
I “grillini” sono secondo me sinceramente né di destra né di sinistra, e se lo sono è perché si pongono dei vincoli e dei limiti sulla forma e non sul contenuto: danno forma a metodi, non ad obiettivi (no, “dare voce ai cittadini” o “stimolare la partecipazione” non sono obiettivi).
Tuttavia, banalmente, sinistra e destra non sono solo concetti della politica propriamente detta, quindi si può collocare a sinistra o a destra anche un movimento, come quello dei grillini, che non è propriamente politico.
È tutta una questione di vuoti da riempire.
I grillini hanno costruito un contenitore che è la partecipazione, ma è molto eterogeneo proprio per la trasversalità di questa esigenza: non esiste un’idea altrettanto trasversale sul come esprimere tale partecipazione e in che direzione, non esiste un contenuto che riempia questo contenitore.
Se questo movimento risulta, in ultima analisi al vaglio di un occhio politico, di destra, è a causa di questo vuoto: è più facile che un contenitore vuoto si riempia con ciò che è abbondante.
Se la TV, la radio, il salumiere e il vicino di casa dicono una cosa, dire quella cosa diventa più socialmente conveniente che dirne un’altra e prendere una posizione alternativa, ché quella non si sente mica dire in giro.
Non esiste una posizione propria del movimento perché non è dotato di una cultura politica autonoma: esistono posizioni di persone, che compongono il movimento, circondate e immerse in una cultura politica mainstream indiscutibilmente di destra (altro che egemonia culturale…).
Posizioni come quella di Grillo e alcuni grillini sull’immigrazione (“alcuni” nel senso logico; non voglio arrischiarmi a dire che si tratta di una posizione minoritaria) non sono forti: sono passive, deboli, sono in realtà non-posizioni che derivano direttamente dall’omologazione e dalla rassicurazione che dà il ripetere frasi ed esprimere opinioni che già dicono ed esprimono tutti (anche “i politici sono corrotti” e “vaffanculo al governo” lo dicono tutti).
L’analisi di WM 1, quindi, resta dal mio punto di vista legittima e sensata, ma si appoggia anche su contenuti politici che secondo me in realtà nel movimento dei “grillini” non ci sono.

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