Archivi categoria: Scienza

Api strafatte

Le api fatte di coca si comportano come gli umani

Sono
altamente sociali, aderiscono a un rigido sistema classista e sono
intensamente orgogliose delle loro case. Adesso emerge che le api
assomigliano agli umani anche in un aspetto precedentemente trascurato:
il comportamento sotto l’effetto della cocaina. Ricercatori australiani
hanno come le api cui è somministrata una dose di cocaina si gettino in
routine danzanti inusualmente energiche, "parlino" compulsivamente alle
loro compagne di alveare e vadano in astinenza quando la droga finisce.

La
ricerca, svoltasi alla Macquarie University di Sydney, ha esaminato il
comportamento delle api di ritorno dai viaggi di approvvigionamento di
cibo: "Quando le api da miele scoprono una fonte particolarmente buona
di polline o nettare, tornano indietro all’alveare e svolgono una danza
simbolica per le altre api" – ha spiegato il Dr Andrew Barron – "Questa
è una forma specializzata di comunicazione per informare le altre api
dei premi che hanno trovato".

Ma dopo averne cosparso il dorso
con piccole dosi di cocaina prima che uscissero, i ricercatori hanno
osservato che al ritorno queste danze rappresentative della
collocazione del cibo sono più frequenti e vigorose. Il linguaggio
danzante ha fornito Barron e i suoi colleghi di un’indicazione di cosa
passasse per il cervello delle api. Come un per un cocainomane in
discoteca, la sostanza ne faceva delle comunicatrici molto più
entusiaste, non soltanto perché genericamente più energizzate, ma
proprio allo scopo di comunicare.

[Journal of Experimental Biology]

Scimmie e coccole

In America gli scienziati di Newcsatle sono riusciti a portare a termine un progetto che andava avanti da tempo: per eliminare quelle malattie genetiche, quindi ereditarie, trasmesse tramite il DNA mitocondriale, hanno impiantato il DNA mitocondriale di una scimmia femmina nell’embrione zigote normalmente ottenuto per inseminazione artificiale tra due scimmie, un maschio e una femmina.
Risultato: sono nati quattro scimmiotti con un padre e due madri, senza le malattie genetiche che si prevedeva scomparissero.
Ma vi immaginate quanto devono sentirsi coccolati i quattro cuccioli con tutti questi genitori?

Creatività ed eccentricità

Il più convinto sostenitore della relazione tra creatività e malattia mentale è Cesare Lombroso: secondo lui il genio, il folle e il criminale sono tutte e tre figure che hanno in comune la tendenza ed essere eccessivi, per rompere gli schemi loro imposti. L’intolleranza per l’ordine sociale costituito e il rifiuto delle regole e del dogmatismo sociale, artistico o scientifico li rendono partecipi della medesima "malattia". Tale forma di devianza, secondo Lombroso, può manifestarsi secondo diverse modalità: una modalità adattativa (ed è il caso del genio), una disadattativa (ed ecco il folle) oppure una forma antisociale (e vediamo la figura del criminale).
L’esistenza di motivazioni non chiare e non trasparenti dietro l’agire creativo è stata analizzata molto anche dalla psicanalisi: secondo Sigmund Freud la creatività si origina come sublimazione di istanze istintuali, non tollerabili dall’io cosciente e dunque esprimibili necessariamente, perchè la mancata espressione porterebbe a uno stato di angoscia e di conflitto interiore insostenibile, ed inevitabilmente in forma deviata rispetto al fine, all’oggetto originario.
In definitiva, accanto agli aspetti più felici della realtà, quelli negativi hanno fornito ampia materia di riproduzione e di studio da parte dei soggetti creativi ed artistici e come diceva Nietzsche probabilmente è vero che non c’è arte senza crudeltà: la sofferenza della realtà intollerata alimentata dalla passione sembra indirizzare all’atto creativo.

mia personale rielaborazione del capitolo "Eccentricità ed originalità" di "Come nascono le idee" di E. Boncinelli

Storia d’amore

Una giovane coppia, HCl, incontra in soluzione H2O.
H si innamora follemente di H2O e lascia Cl per andare con lei.
H è felice, quindi mettiamo il segno +: H+.
Cl è tristissimo perchè pensava che quell’amore non sarebbe finito così: Cl-
Fine della solvatazione.

Darwin Day

Scusate il ritardo, non ho avuto l’occasione di aggiornare il blog ieri, 12 febbraio, che quest’anno è proprio il
200° anniversario della nascita di Charles Darwin!
Il 2009 è anche 400° anniversario della condanna di Galileo Galilei
Una lode a chi ha fatto sì che la vita di queste persone non sia stata vana, una laica condanna a chi li ha considerati eretici e ha ostacolato il sapere.
Sapere aude! Abbi il coraggio di sapere! vale ancora oggi, continuiamo le nostre battaglie contro le cazzate, viva il CICAP, l’UAAR, le menti pensanti, viva la scienza che è chiave per capire il mondo.

Seguirà un articolo quando avrò la possibilità di scriverlo/estrapolarlo da qualche rivista (Le Scienze o L’ateo).

Breve storia dell’atomo

[…]
Senza dubbio, pensarono i fisici atomici, anche la varietà di particelle poteva essere ricondotta a unità fondamentali. Ma come? Fin dagli albori della scienza, nell’ambito della filosofia greca, ogni ricerca è sorretta da questa tensione fra l’uno e il molteplice. La scienza, nella sua essenza più intima, è la ricerca della massima semplicità possibile. Tutto dev’essere ricondotto a un punto assoluto. Con il minimo dispendio di segni, si deve raggiungere la conoscenza più vasta. Si cerca un ordine, il più fondamentale possibile, per cogliere il denominatore comune nella varietà delle cose e degli esseri viventi.
Ordine significa unificazione. Di qui deriva la fiducia incrollabile degli scienziati in una sorta di forza elementare, e in un’unica "formula del mondo" con la quale si possano descrivere tutte le forze della natura. Anche la scienza, come la filosofia e la teologia, cerca l’origine di tutte le cose. Chi conosce l’origine di tutte le cose conosce anche l’essenza del mondo e può dire quale destino possa attendersi questo mondo, forse addirittura l’intero universo.
[…]

Gerhard Staguhn, Breve storia dell’atomo

Per questo è bello avere a disposizione una vita seppur breve

Example of a bioluminescent species of mushroom...
Ecco una specie di fungo (Omphalotus nidiformis) bioluminescente

Immagine del fenomeno di "marea rossa" del 2005 sulla spiaggia di Carlsbad California; l’onda è luminosa in quanto contiene miliardi di Lingulodinium polyedrum (dinoflagellati).

Image:San Francisco Bay Salt Ponds.jpg

Questa è la vista aerea delle saline della San Francisco Bay, rese colorate dai differenti tipi di batteri contenuti nelle enormi vasche.

E infine, lo sapevate che i batteri conversano allegramente tra di loro? Tramite sostanze chimiche

Neonati che sanno scegliere

Osservando uno spettacolo di burattini, i bambini
di soli sei mesi esprimono una netta preferenza per i personaggi che
aiutano e collaborano con il protagonista rispetto a quelli che gli si
oppongono.


Neonato

Spesso
sorprende la capacità innata che caratterizza i bambini di saper
distinguere e categorizzare tra buoni e cattivi, tra male e bene.

Secondo quanto affermato in un nuovo studio pubblicato nella rivista Nature,
questa bravura nel distinguere se una persona è "buona" o "cattiva" è
già presente nei bambini ancora prima che imparino a parlare.

Sembrerebbe
infatti che i neonati di solo sei mesi siano in grado, mentre osservano
uno spettacolo di burattini, di esprimere la propria preferenza per i
personaggi più buoni e collaborativi, rispetto a quelli che causano
difficoltà agli altri.

Secondo gli autori di questa
scoperta, si tratta di una prova importante del fatto che gli esseri
umani siano in grado, fin da piccolissimi, di valutare a livello
sociale gli altri esseri umani con cui interagiscono.

"È il
primo esperimento realizzato finora che sia stato in grado di
dimostrare che i bambini, fin da giovanissima età, siano capaci di
sviluppare preferenze verso alcuni individui rispetto ad altri in base
alle azioni che questi stessi individui compiono", spiega Karen Wynn della Yale University di New Haven (Connecticut, Stati Uniti), che ha condotto il gruppo di ricerca che ha relizzato lo studio.

Karen
Wynn e i suoi colleghi hanno studiato le reazioni dei neonati mentre
osservavano una scena in cui un cubo di legno colorato e con due grandi
occhi roteanti cercava di arrivare in cima a una collina.

Un po’
come in uno spettacolo di burattini, i neonati non potevano vedere le
persone nascoste dietro a un piccolo palco, che muovevano i personaggi.

Nella
scena, costruita specificamente per realizzare l’esperimento, mentre il
cubo di legno colorato cercava poco a poco di arrivare in cima alla
salita, comparivano anche altri due caratteri.

Entrambi
cubi di legno, uno era collocato in cima alla salita, e cercava di
impedire al protagonista di concludere il cammino, mentre uno si
trovava in basso, e lo aiutava nel duro compito dandogli delle piccole
spinte.

Ciascuno dei cubi di legno era caratterizzato da colori e
forme differenti, per permettere ai bambini di identificarli con
maggiore facilità.

Alla fine dello spettacolo, il cubo "buono"
(l’aiutante) e quello "cattivo" (il nemico) sono stati lasciati su un
tavolo, alla portata dei bambini.

Il risultato non ha
lasciato dubbi: tutti e dodici i neonati di sei mesi che hanno
partecipato all’esperimento hanno afferrato e si sono messi a giocare
con il cubo "buono". Lo stesso hanno fatto quattordici dei sedici
bambini di dieci mesi che hanno partecipato allo stesso esperimento.

Secondo
gli esperti, i bambini sono in grado di capire molto bene quello che
stanno osservando, ovvero che il cubo di legno protagonista sta
cercando, con fatica, di arrivare in cima alla collina (facendo piccoli
passi in quella direzione).

Il problema ancora da risolvere
riguarda scoprire come avvenga questa comprensione. "Non sappieamo
esattamente quali elementi chiave vengano recepiti e assimilati dai
neonati", spiega Karen Wynn.

Per verificare la validità
dello studio, i ricercatori hanno realizzato anche un altro esperimento
molto simile, in cui il protagonista veniva spinto su e giù per la
collina da un aiutante e da un nemico, senza però fare sforzi propri di
muoversi verso una direzione specifica.

In questo caso i bambini non hanno espresso nessuna preferenza nella scelta di un carattere rispetto a un altro.

In
passato sono stati realizzati molti esperimenti che sono serviti per
analizzare le reazioni di bambini molto piccoli a vari tipi di stimoli,
ed è stato dimostrato che, ad esempio, i bambini sono in grado di
preferire dei volti belli rispetto ad altri brutti.

Secondo Karen
Wynn, lo studio è una dimostrazione del fatto che i bambini siano
capaci di preferire soggetti collaborativi ad altri che si pongono in
opposizione,  e che questa capacità insorge ed è già presente nei primi
mesi di vita, ovvero più di un anno prima di quanto finora pensato.

"Il
loro ruolo è come quello di un osservatore obiettivo, e non presentano
nessun timore nel scegliere un carattere rispetto a un altro,
esprimendo in un certo senso un giudizio sociale", conclude Karen Wynn.

Gli esperimenti verrano presto ripetuti, utilizzando questa
volta come attori delle persone vere, invece che i cubi colorati di
legno.

Secondo Maria Legerstee,
esperta in sviluppo infantile della York University di Toronto, in
Canada, solo questo nuovo tipo di prove potrà davvero confermare la
validità della scoperta, perché "non è detto che i bambini reagiscano e
valutino allo stesso modo le azioni di pupazzi e di esseri umani",
conclude.Clicca qui per guardare un video dell’esperimento realizzato con i bambini di sei mesi.

da http://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/

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