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Super size me

Super size me è il titolo di un famoso documentario del 2004 che prende le mosse dalla denuncia sporta, due anni prima, a McDonald’s da parte di due ragazze che accusavano la multinazionale di averle fatte ingrassare propinando loro una dieta eccessivamente ricca di grassi fino a renderle gravemente obese.

Il processo fu archiviato in quanto le ragazze furono «incapaci di provare che la responsabilità fosse da attribuire al consumo dei cibi venduti dall’azienda» e da ciò trasse ispirazione Morgan Spurlock per girare il documentario: egli infatti si propose si mangiare e bere per un mese esclusivamente nei fast food McDonald’s per valutare l’effetto di quella dieta sulla salute.

L’esperimento diede risultati devastanti e sorprendenti anche per i medici che lo seguirono dall’inizio alla fine: Morgan aveva il fegato gravemente danneggiato, avvertiva affaticamento e oppressione al petto, accusava depressione e parziale impotenza, il suo peso era aumentato di un decimo in quattro settimane, le analisi del suo sangue mostravano livelli di glucosio, lipidi, colesterolo preoccupantemente fuori dai parametri di sicurezza. Insomma, se avesse continuato, sarebbe stato in serio pericolo di vita.

Aldilà degli effetti di McDonald’s sulla salute dei consumatori, il documentario tocca un punto particolarmente importante che intendo affrontare: la pubblicità.
La questione della pubblicità permea lo spirito del documentario, secondo me è fondamentale, tanto da costituirne il vero messaggio, anche se potrebbe non sembrare così: non a caso, la scena di apertura mostra una schiera di bambini che intonano una filastrocca sui fast food.

È indubbio che il mercato dei fast food faccia molto affidamento sulla capacità di persuasione dei bambini nei confronti dei propri genitori, e che la cultura sottesa a tale mercato intenda, al fine di indirizzare questa capacità, manipolare le giovani menti. Noam Chomsky, in un’intervista sulla comunicazione pubblicitaria, sostiene che le aziende abbiano individuato nei bambini una categoria verso cui estendere il mercato, con l’unico problema che mancano di reddito; il problema è superabile «spingendo i bambini a fare i capricci», facendo pressione sui genitori, attraverso la naturale inclinazione di un genitore a soddisfare le esigenze della prole.

Un bambino è letteralmente bombardato da circa 10 000 spot pubblicitari all’anno finanziati dall’industria alimentare: si tratta solo di una parte di una vera e propria forma di indottrinamento, che passa per meccanismi di imprinting nella prima infanzia, commistione di giocattoli e cibi, fusione di pubblicità e cartoni animati, diffusione del marchio attraverso la creazione di una mitologia aziendale mirata a mistificarlo, a caricarlo di significati, a infondere fiducia oltre ogni ragionevole limite.

Un portavoce della GMA, lobby dell’industria alimentare statunitense, nel documentario sostiene che è ridicolo accusare le aziende, perché esiste la responsabilità personale del consumatore che, qualora fosse convinto della nocività di un alimento o di un’intera dieta, potrebbe liberamente decidere di non farne uso. «Noi non siamo la polizia né organi di controllo».

La risposta ha senso, ma si deve tener conto di due cose: innanzitutto, della famosa scena di Arancia meccanica in cui Alex viene sottoposto a una terapia in cui farmaci che provocano malessere nel paziente gli venivano somministrati durante la visione di scene violente, per impedirgli di compiere atti violenti in futuro. Ovvero: andare da McDonald’s è una pura scelta individuale o può essere considerato il risultato di una “terapia”?

Questo porta direttamente alla seconda considerazione. Quando si parla di libertà individuale, si chiamano in causa i filosofi liberali, paladini della tolleranza, rispetto della libertà altrui: Marcuse nota come secondo John Stuart Mill questo fosse un principio applicabile «soltanto agli esseri umani nella maturità delle proprie facoltà», indirettamente rendendo accettabile l’indottrinamento. Ovvero: dopo aver condotto una incessante e capillare opera di indottrinamento, parlare di responsabilità individuale è un modo fin troppo semplicistico per lavarsene le mani e dormire sonni tranquilli.

La maggioranza delle persone saprebbe recitare a memoria vari spot pubblicitari ma non l’inizio della Costituzione del proprio paese o della Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Si potrebbe obiettare che ciò non significa nulla, che queste persone potrebbero benissimo conoscere i valori contenuti in quei documenti e avere un’opinione personale in merito, senza necessariamente saperne recitare la fonte.

Eppure, ciascuno è ciò che è in virtù di ciò che è stato, la memoria è il legame di ciascuno con il proprio passato, con ciò che ha plasmato una persona: se esiste un’influenza così forte su ciò che ricordiamo, possiamo affermare con certezza che ciò non abbia ricadute anche pesanti sulle nostre scelte?

Queste tecniche di marketing colpiscono soprattutto i più giovani, che spesso finiscono col diventare inconsapevolmente delle pubblicità umane in 3D, come nella scena iniziale di Super size me o in quella che mostra bambini che, di fronte all’immagine di Ronald McDonald e alla domanda «chi è?» non si limitano a rispondere con il nome, ma citando frasi tratte dagli spot o dal cartone animato e atteggiandosi proprio come i personaggi delle pubblicità, nella gestualità e nel linguaggio.

Colpiscono, comunque, anche gli adulti. Accecati dal marchio, quando comprano qualcosa da McDonald’s non comprano un prodotto, ma un simbolo. Si è talmente persuasi dalla mitologia aziendale costruita intorno ad esso, talmente acriticamente fiduciosi, talmente convinti della corrispondenza tra diffusione e qualità, che si è messi in soggezione dall’immensa aura di sacralità che avvolge la multinazionale. Tanto che anche i medici che hanno seguito Morgan nel suo esperimento, di fronte ai risultati, dati alla mano, stentavano a crederci: balbettavano «ma… McDonald’s…». Come a voler dire: concludere la frase con «fa male alla salute» suona strano rispetto a come siamo abituati, stona rispetto al programma martellante che ci hanno “installato”, propinandocelo giorno dopo giorno.

La morale di questa storia è che bisogna non credere. Il profondo significato politico di Super size me è: «non fare quello che ti dicono di fare». Forse nessuno conduce una dieta identica a quella assunta da Morgan, ma a sentire la pubblicità, è ciò che si dovrebbe fare. In realtà, se iniziassimo a credere a tutte le pubblicità e a seguirne tutti i consigli, non dureremmo a lungo: solo applicando questo principio a un ambito ristretto, cioè la propaganda di McDonald’s, per un periodo ristretto, cioè un mese, qualcuno si è ridotto male. Pensate a cosa accadrebbe se ciascuno facesse la stessa cosa con i “consigli” non solo di McDonald’s ma anche di tutti gli altri.

Infine, inserendo questi contenuti in una visione più ampia, c’è un’ultima considerazione da fare. I prodotti venduti da McDonald’s fanno male e questo è appurato. Tuttavia, non si deve confondere il mezzo con il fine: l’azienda non è intrinsecamente “cattiva”, il suo fine non è far stare male i suoi clienti né gode per i loro problemi di salute. Il fine dell’azienda è il profitto, tutto il resto è un mezzo per massimizzare il profitto: la pubblicità, il pesante condizionamento sociale, il cibo di scarsa qualità, la pressione sugli organi legislativi, la corruzione di giornalisti ed esperti dell’alimentazione sono solo incidenti di percorso.

Così come sono, più in generale, incidenti di percorso il disboscamento e la desertificazione, la riduzione della biodiversità, l’inquinamento dell’aria e delle acque, l’erosione incontrollata dei suoli, lo sfruttamento dei beni comuni, delle risorse ambientali e umane. Tutto questo è un mezzo, una vittima sacrificale da immolare sull’altare del profitto. Insomma, quale sia il vero problema dovrebbe essersi già capito.

Come dice Adam Naaman, uno dei due chirurghi intervistati nel documentario, «credo sia nella natura umana adottare una soluzione radicale per risolvere un problema radicale». In questo caso, penso sia chiaro che la soluzione fa rima con “soluzione”.

Funghi e burocrazia

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Non molto tempo fa mi sono trovato a percorrere una strada di montagna che costeggia un bosco in cui, da piccolo, andavo con famiglia e amici a raccogliere funghi. Un bel paesaggio, non c’è che dire, dato che il bosco di trova su un pendio da cui è possibile godere di una vista ampia dei monti e della vallata e dei paesini che ne sono ospitati.

–Qua una volta ci venivamo a raccogliere funghi, te lo ricordi?
–Sì, veniva sempre Enrica. Perché non ci torniamo qualche volta?
–Ormai per raccogliere funghi ci vuole il patentino: non ho nessuna voglia di spendere soldi e tempo per prenderlo, in fondo lo facevamo solo una o due volte all’anno…
–Allora facciamolo lo stesso, appunto era un evento raro!
–Se ci beccano ci fanno una multona… sinceramente non ne vale la pena.

Un patentino per raccogliere funghi avrà anche una sua ragion d’essere, ben inteso: monitorare la raccolta a livello territoriale, tutelare la salute dei consumatori, regolamentare eventuali attività commerciali connesse sono tutti motivi più o meno validi che le istituzioni e i cittadini sono legittimamente liberi di sposare.

Con questa breve considerazione non ho intenzione di entrare nel merito burocratico della questione, ma piuttosto riflettere sulle conseguenze distruttive che un tale tipo di organizzazione può avere sulla psiche delle persone, perché in queste occasioni ci si rende conto di come la burocrazia soffochi l’entusiasmo, la spontaneità e la creatività della vita umana.

Le persone svolgono una miriade di attività, alcune quotidianamente o secondo ritmi scanditi dai fenomeni naturali, dal modo di produzione o da convenzioni sociali, altre sono occasionali, non subordinate a cicli particolari, altre ancora rare e dipendenti esclusivamente dal caso o da scelte sporadiche. Immaginiamo per un momento cosa accadrebbe se ciascuna di queste attività fosse sottoposta a un controllo burocratico da parte dell’apparato statale o di altre istituzioni, come quello che interessa la raccolta dei funghi.

Chi volesse vivere con spontaneità la propria vita e operare le proprie scelte indipendentemente dalle istituzioni, non potrebbe farlo senza correre rischi, o potrebbe farlo soggiacendo alla logica del controllo. Nel primo caso, uno può andare a funghi infischiandosene della normativa in materia, consapevole del fatto che se venisse scoperto da un controllore, una guardia o un funzionario apposito, potrebbe essere punito. Nel secondo caso, si paga e si segue un corso, spendendo soldi e tempo, per poter avere il patentino del raccoglitore di funghi, ma una volta ottenuto si ha la libertà di gestire la propria attività indipendentemente dall’istituzione che lo ha fornito. C’è chiaramente una terza possibilità, se si sopporta male sia la regolamentazione dell’attività che il rischio di incorrere in una punizione: rinunciare all’attività.

Bene, se ciascuna attività fosse oggetto di un controllo di questo tipo, gli esseri umani sarebbero costretti a segliere che attività fare non in base alle proprie inclinazioni o alla creatività del momento, ma soprattutto secondo criteri di calcolo razionale. In particolare, un sistema del genere obbliga a valutare le possibilità e compiere una scelta tra queste adottando criteri di convenienza economica, nel senso di risparmio razionale di tempo e denaro. In questo modo, vale meno ciò che si fa di meno mentre si premia la routine: infatti è più conveniente, in termini di tempo e denaro, essere in regola per un’attività che si fa tutti i giorni, senza il cui patentino rischieremmo molto di più, piuttosto che essere in regola per la raccolta dei funghi, che si pratica per poche volte all’anno: messi in condizione di scegliere quale tra i due corsi pagare e seguire per ottenere il rispettivo patentino, si è portati inevitabilmente a optare per l’attività di routine. Paradossalmente, al limite, le esperienze irripetibili e uniche diventano le meno convenienti, quelle di minor valore. Anche questa è alienazione.

Le patatine del McDonald’s

Tu chiedi democrazia, rispetto dei diritti, rispetto per l’ambiente e giustizia sociale.
Ma finanzi, con un contributo piccolo, ma comunque esistente, una multinazionale che ha «una struttura più vicina al totalitarismo di ogni altra organizzazione umana» (Chomsky) che schiaccia la democrazia e collabora con regimi antidemocratici; viola i diritti dei propri dipendenti sottopagandoli, facendoli lavorare in condizioni non a norma, e dei consumatori, non informandoli e anzi mentendo su ciò che è contenuto nei cibi che vende; si fa beffa del rispetto per l’ambiente in barba a norme sui gas serra e sulla deforestazione; fa ampio ricorso ai paradisi fiscali, tanto per dirne una sulla questione giustizia sociale.
La mia logica è che se dò soldi a questa organizzazione io mi rendo complice di queste ingiustizie, che io lo faccia perchè mi piace il McFlurry o che io lo faccia perchè purtroppo a mezzanotte non c’era niente di aperto.
Oppure non è come dico io?

Rifletti e ricorda: «voti ogni volta che compri»

Da dove iniziare

La fame del sabato sera

Fonduta in caquelon, pizza fantasia, mezzo litro di vino rosso e crema di mascarpone e fragola.

Il cuore di questa cena è alternativo e innamorato.

Go McDonald’s Go!

BOICOTTIAMO IL MC DONALD’S parte III
Lo sporco segreto di Ronald
Una
volta, ci raccontavano le fiabe su come sono fatti gli hamburger ed i
bambini erano molto meno pronti a gustarsi le perverse stramberie di
Ronald McDonald. Con la giusta prontezza l’immaginazione dei bambini ha
trasformato un clown in un orco (un sacco di bambini sono comunque
sospettosi verso i clown). I bambini amano un segreto, e quello di
Ronald e’ veramente disgustoso.
In che modo McDonald’s e’ responsabile per torture e assassinii?
Il menu di McDonald’s e’ basato sulla carne. Vendono milioni di
hamburger ogni giorno in 35 paesi del mondo. Questo significa la
costante carneficina, giorno dopo giorno di animali nati e allevati
solamente per essere trasformati in prodotti McDonald’s. Molti di loro
– specialmente i polli ed i maiali – passano la loro vita in condizioni
completamente artificiali in enormi fabbriche fattorie senza accesso
all’aria aperta o alla luce del sole e nessuna liberta’ di movimento.
Le loro morti sono una sanguinosa barbarie.
Uccidendo un Big Mac
Nei mattatoi, gli animali spesso lottano per scappare. Il bestiame
diventa frenetico quando vede gli animali che li precedono sulla linea
della mattanza bastonati, accoltellati, inchiodati, e affettati
elettricamente. Un recente rapporto del governo inglese ha criticato
gli inefficienti metodi di stordimento nei quali risulta che spesso gli
animali sono ancora completamente coscienti quando viene tagliata loro
la gola. McDonald’s e’ responsabile della morte di un numero infinito
di animali con questi cosiddetti metodi umani. Noi abbiamo la
possibilita’ di sceglier se mangiare o meno la carne. I 450 milioni di
animali uccisi ogni anno in Gran Bretagna per diventare cibo non hanno
in nessun modo la possibilità di fare scelte. Si dice spesso che dopo
aver visitato un mattatoio la gente si nausea al solo pensiero di
mangiare carne. Quanti di noi sarebbero pronti a lavorare in un
mattatoio e ad uccidere gli animali che mangiamo?
Qual’e’ il tuo veleno?
La carne e’ responsabile del 70% di tutti gli avvelenamenti da cibo, ed
il pollo e la carne tritata (come quella usata per gli hamburgers) sono
i maggiori colpevoli. Quando gli animali vengono macellati la carne
puo’ venire contaminata dal contenuto delle budella, come feci ed
urina, portatori di infezioni batteriche. Nel tentativo di evitare
questo tipo di infezioni nei loro animali, gli allevatori usano
somministrare periodicamente dosi di antibiotici. Questi si vanno ad
aggiungere agli ormoni che stimolano la crescita, ai pesticidi ed ai
chimici residui del mangime che crescono nei tessuti dell’animale e
possono alla lunga danneggiare la salute di una persona con una
alimentazione basata sulla carne.
Lavorare da McDonald’s
Ci deve essere un problema serio: anche se l’80% dei lavoratori di
McDonald’s sono part-time, in un anno il turn-over raggiunge il 60%
(negli Stati Uniti e’ del 300%). Non e’ strano per i lavoratori dei
loro ristoranti abbandonare dopo quattro o cinque settimane. Le ragioni
non sono difficili da scovare.
Vietato ai sindacati
I lavoratori e le lavoratrici del comparto ristorazione se la vedono
brutta in quanto a paga e condizioni di lavoro. Sono al lavoro la sera
e nei week-end, passando lunghi periodi in ambienti caldi, puzzolenti e
rumorosi. Le paghe sono basse e possibilita’ di promozioni minime.
Modificare questo tramite negoziazioni sindacali è decisamente
difficoltoso: non c’e’ un sindacato specifico di questi lavoratori e
quelli a cui potrebbero rivolgersi mostrano poco interesse per i
problemi di chi sta part-time (per la maggior parte donne). Una recente
inchiesta sui lavoratori dei burgers-restaurant ha mostrato che circa
l’80% dice che avrebbe bisogno dell’aiuto di un sindacato per avere
maggiore paga e diverse condizioni di lavoro. Un altra difficolta’ e’
costituita dal fatto che chi lavora in cucina come una grande parte dei
lavoratori appartenenti a minoranze etniche che con le poche
possibilità che hanno di trovare lavoro, temono di essere licenziati –
e molti lo sono stati – per aver aderito ad un organizzazione
sindacale. McDonald’s ha una strategia contro la sindacalizzazione che
consiste nel liquidare i lavoratori a favore di questa. Fino ad oggi ha
avuto successo in tutto il mondo tranne che in Svezia e a Dublino, dopo
una lunga lotta.
Allenati a sudare
E’ ovvio che tutte le grandi catene di negozi e giganti del cibo
spazzatura dipendono per i loro grassi profitti dallo sfruttamento di
gente giovane. McDonald’s non e’ un’eccezione. Tre quarti dei
lavoratori sono sotto i 21 anni, la struttura produttiva e’ priva di
specializzazione: chiunque puo’ friggere un hamburger o pulire i bagni
o sorridere ai clienti. Non ha bisogno di nessun corso di formazione.
Quindi non c’e’ bisogno di impiegare cuochi o staff qualificato – solo
quelli che accettano di lavorare per bassi salari. Visto che non c’e’
un minimo salariale stabilito dalla legge in Gran Bretagna, McDonald’s
puo’ pagare quanto gli pare aiutando così da abbassare i salari nel
settore della ristorazione. Dicono che stanno dando lavoro per chi ha
appena finito gli studi e che prendono i lavoratori senza pregiudiziali
di sesso e di razza. La verita’ e’ che McDonald’s e’ interessato a
reclutare lavoro a basso costo – che vuol dire sempre che gruppi
svantaggiati, donne e gente nera, saranno maggiormente sfruttati
dall’industria.
 
DEVE CAMBIARE TUTTO
Cio’
che e’ sbagliato in McDonald’s e’ sbagliato anche in tutte le catene di
cibo spazzatura come: Wimpy, Kentucky Fried Chicken, Wendy, Burger King
etc.. Tutti quanti nascondono il loro sfruttamento scriteriato delle
risorse animali e della gente, dietro una facciata di colori
sfavillanti e "divertimento per le famiglie". Il cibo stesso e’ molto
simile ovunque cambia solo l’impacchettamento. La crescita di queste
imprese equivale ad eliminare la scelta, non ad aumentarla. Sono uno
degli esempi peggiori di industrie motivate solo dal profitto e ansiose
di espandersi continuamente. Questa mentalita’ materialista sta
condizionando tutti gli spazi della nostra vita con giganteschi
agglomerati dominanti i mercati, che lasciano poco o nessuno spazio a
persone che creano una scelta genuina. Pero’ alternative esistono e
molti stanno raccogliendo supporto quotidianamente da persone che
rifiutano i grandi business in favore dell’autorganizzazione e della
Cooperazione in piccola scala. Il punto non e’ di cambiare McDonald’s
in una specie di organizzazione vegetariana, ma di cambiare interamente
il sistema, qualcosa in meno sarebbe una truffa
COSA SI PUO’ FARE
Smettere
di andare da McDonald’s, Wimpy etc., e spiegare ai tuoi amici e alle
tue amiche esattamente il perche’. Gli enormi profitti di queste
compagnie – e percio’ anche il loro potere di sfruttamento – arrivano
dalla gente che cammina per la strada. Come singoli individui possiamo
fare la differenza… Perche’ aspettare che tutti gli altri si sveglino?
LE TUE SCELTE CONTANO
Le
ricerche hanno dimostrato che una gran parte dei clienti dei fast-food,
va in questi posti solo perche’ sono lì, perchè se li trovano davanti –
non perche’ gli piace particolarmente quel tipo di cibo oppure perche’
ha fame. Solo questo fatto fa capire che gli hamburger fanno parte di
un gigante circolo vizioso che la gente potrebbe evitare se solo
sapesse cosa fare. Sfortunatamente noi tendiamo a sottovalutare la
nostra responsabilita’e la nostra influenza. Questo e’ sbagliato. Ogni
cambiamento nella societa’ parte dagli individui che cominciano a
pensare in che modo vivono e quando agiscono secondo le loro opinioni.
I movimenti sono solo "gente comune" collegata assieme, una con
l’altra…
PRENDI CONTATTI, DIFFONDI IDEE
Puo’
darsi che tu non senta spesso parlare di loro, ma ci sono molti gruppi
che fanno delle campagne sui problemi che sorgono – movimenti che
sostengono le lotte nel "Terzo Mondo", che combattono per i diritti
delle popolazioni indigene, che proteggono le foreste pluviali, che si
oppongono all’uccisione degli animali etc. Dovunque c’è oppressione c’è
resistenza: la gente si sta organizzando, sta prendendo coraggio
dall’attivismo di gente comune consapevole, che sta imparando a trovare
nuove strade e nuova energia per realizzare una vita migliore.
L’apatia
degli altri non è una buona ragione per continuare a gironzolare
aspettando che arrivi qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo fare.
Non
necessiti di nessun particolare talento per partecipare alle attività
del gruppo di attivisti che opera nella tua zona …o per formarne uno
– i gruppi già esistenti saranno felici di darti una mano se necessario.

Per opuscoli su tutti gli aspetti del vegetarianesimo, della
nutrizione, dei diritti degli animali etc. puoi metterti in contatto
con: Animal Aid, 7 Castle Street. Tonbridge, Kent. Molti altri contatti
possono essere trovati scrivendo a London Greenpeace all’indirizzo
posto alla fine della pagina.
CHI HA SCRITTO QUESTO OPUSCOLO?
Il
gruppo di LONDON GREENPEACE GROUP è esistito per molti anni come un
gruppo di attivisti/e senza nessun legame particolare con i partiti
politici. La gente – non gli iscritti – vengono alle riunioni
settimanali e cerchiamo di fare qualcosa per rispondere all’oppressione
delle nostre vite ed alla distruzione dell’ambiente. Nel frattempo sono
cresciuti molti movimenti: ecologisti, contro la guerra, per la
liberazione animale e movimenti anarchici e libertari – continuamente
impariamo gli uni con gli altri. Noi incoraggiamo la gente a
pensare indipendentemente ed ad agire di conseguenza, senza leader, e
cosi proviamo a capire le cause dell’oppressione ed alla sua abolizione
tramite una rivoluzione sociale. Questa comincia dalle nostre vite,
ADESSO.
Postal address: Greenpeace (London), 5 Caledonian Road, London N1.

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