Il manganello tecnico

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La tecnica ci dice qual è il modo corretto di fare le cose: se non seguiamo i suoi dettami, stiamo tecnicamente sbagliando. Non c’è alternativa tecnica alle soluzioni tecniche dei problemi, quindi addossare a qualcuno la responsabilità di scelte tecniche finalizzate all’attuazione di soluzioni tecniche è non solo scorretto, ma anche stupido. Dal punto di vista di chi sostiene questo paradigma. Se non c’è altra scelta, che colpa ne ha il tecnico?

Se il tuo computer non si accende, l’esperto di elettronica fa una diagnosi del problema e dice che purtroppo perderai i tuoi dati perché dovrai formattare il disco rigido, non puoi prendertela con il tecnico per la soluzione proposta, perché è l’unica possibile e dunque non è propriamente una scelta.

Secondo un fronte comune che abbraccia la maggior parte dei giornali, dei politici e dell’opinione pubblica lo stesso vale per un governo tecnico: un tale governo non compie scelte, ma applica rigidamente i dettami imparziali della scienza economica, da cui derivano soluzioni univoche per risolvere i problemi di natura economica.

Allora la militarizzazione della Val Susa non è più criticabile, perché è una militarizzazione tecnica. Fino alla caduta del governo Berlusconi, alle prime tensioni con le forze dell’ordine si accusava da più parte e a più riprese il governo di non saper intrattenere rapporti con i cittadini che fossero diversi dai lacrimogeni e dai manganelli. Ora, con il governo tecnico, non si parla più di cittadini: le persone coinvolte nelle tensioni e negli scontri sono sempre declassate a “violenti”, una categoria che si merita le botte, perché è composta da “incivili”. Le cariche della polizia, in quanto tecniche, sono giustificate, perché se il governo tecnico, responsabile, sobrio e austero del professor Monti le ordina, significa che non esiste alcun altro modo possibile di gestire la situazione: le cariche non derivano da scelte politiche, solo da “scelte” inevitabili di natura esclusivamente tecnica.

Come è una scelta puramente tecnica quella di sbarrare la strada, lo scorso febbraio, a manifestanti pacifici di ritorno da un corteo No Tav, a manifestazione conclusa, con la celere in assetto antisommossa, ed è ancor più squisitamente tecnica la gestione delle operazioni da parte di un certo Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova ai tempi della macelleria messicana, guardacaso assolto per i fatti di Genova «perché il fatto non sussiste» e guardacaso assolto anche dall’accusa di aver istigato alla falsa testimonianza durante il processo per l’irruzione della polizia nella scuola Diaz al G8 del luglio 2001.

Ma il culmine dell’imparzialità e della sobrietà è stato toccato ieri, con la nomina di Gianni De Gennaro a sottosegretario di Stato da parte di Monti. Forse Monti, dopo il successo del film Diaz, ha pensato bene di manifestare il suo giudizio positivo, tecnico ovviamente, per l’operato ineccepibile, dal punto di vista tecnico ovviamente, durante il mandato di De Gennaro. Sopra, una foto esclusiva del suo curriculum.

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Lotta continua contro l'Ancien Régime!

Pubblicato il 12 maggio 2012, in Notizie e politica con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 16 commenti.

  1. Hai colto perfettamente il dibattito che è nato oggi presso la facoltà di economia dell’università di Firenze quando il nobel per l’economia Amartya Sen, davanti ad accademici di alto rango ha detto (non riporto le testuali parole ma quasi): “(…)Keynes non ha inventato nulla di nuovo rispetto Bismarck (…), viviamo sotto la dittatura delle agenzie di rating, la democrazia è alla mercé dei mercati finanziari (…), la scienza economica deve ripartire dalla gente, la consultazione democratica in questa fase è di fondamentale importanza! Perfino Mill e Smith invocavano il ragionamento pubblico per perseguire il fine etico dell’economia! (…)”. A più battute a tirato in ballo la pericolosità della tecnocrazia e del potere delle banche… l’effetto è stato di gettare nel panico una buona percentuale di pro-tecnocrati giovani economisti, accendendo un dibattito che fra gli scienziati sociali è come un tabù secolare mai risolto! Ti lascio il link di wikipedia, potrebbe interessarti il suo pensiero: http://it.wikipedia.org/wiki/Amartya_Sen

  2. Piero condivido tutto, e sono sicuro che non puoi condividere la mia preoccupazione, perchè non hai figli ventenni in questo crepuscolo di civiltà.

  3. Uno sguardo più dettagliato sulla carriera di De Gennaro lo trovate qui.

  4. amo la costante ironia.
    grazie del link che stavo proprio per andarmi a cercare prima di leggere i commenti

  5. Grazie Kar, gli anni Settanta insegnano che si può ottenere molto più con l’ironia che con la serietà piccolo-borghese (eheh).

    Mi permetto di segnalare, per chi è disinvolto in inglese, un articolo intitolato The crisis of Europe, a decisive turn in the situation a proposito di inevitabilità dell’austerità come conseguenza dell’applicazione di leggi tecniche.
    Riporto una parte significativa (dalla conclusione della parte sul voto francese):

    «But like all good parties it will surely be followed by a gigantic headache. The problem is that all reformists believe that it is possible to solve the crisis without a radical break with capitalism. This is a dangerous and utopian illusion. If you accept the capitalist system you must also accept the laws of capitalism.

    It is very good that M. Hollande speaks out against austerity. But there is a problem: in the context of the world crisis of capitalism, and if he is not prepared to break with capitalism, austerity is the only possible policy. If François Hollande does not understand this, the markets will soon make him understand it.»

  6. Senza tirare in ballo vecchie idee, ti assicuro che la soluzione già c’è:

    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-571e19e3-6925-4313-acd8-d90453d280c4.html

    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-5aac3a3a-aca4-46da-94fa-53bb6449a4ce.html

    … ancora mi sto documentando, ma credimi che ho a che fare con una valanga di idee che ogni giorno si diffondono in tutto il mondo… è una nuova consapevolezza che avanza!

  7. Non c’è bisogni di cercare la soluzione nei libri o in vecchi eruditi che sbandierano le proprie false e distruttive ideologie. La soluzione già c’è, la consapevolezza sta avanzando e trasformerà il mondo:

    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-571e19e3-6925-4313-acd8-d90453d280c4.html
    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-5aac3a3a-aca4-46da-94fa-53bb6449a4ce.html

    Gli esempi non finiscono qui, da più di un anno sto cercando di tenermi aggiornato, ma ti giuro che non è per niente facile! 🙂

  8. @jimgoldman
    Scusa, non capisco a cosa ti stai riferendo.
    Sulle ideologie sai già come la penso: la “soluzione consapevole” che sbandieri tu non è meno ideologica di quella che si trova “nei libri o in vecchi eruditi”. Che poi, nessuno qui ha mai avuto la pretesa di dire che la soluzione stia nei libri.

  9. -la “soluzione consapevole” che sbandieri tu non è meno ideologica di quella che si trova “nei libri o in vecchi eruditi”-
    dimostralo.
    -Che poi, nessuno qui ha mai avuto la pretesa di dire che la soluzione stia nei libri.-
    intuivo ancora riferimenti al marxismo, o sbagliavo?

  10. Sul fatto che il superamento delle ideologie è una farsa avevo già scritto non molto tempo fa, e dai tuoi commenti mi sembrava di aver capito che eri d’accordo, almeno in parte, sulla necessità di prendere atto che non esistono soluzioni economiche e sociali che non siano ideologiche, perché tutte, in un modo o nell’altro, sono costrette inevitabilmente a richiamarsi a schemi interpretativi della realtà… che non sono altro che ideologie.
    Come risposta alla tua prima richiesta, quindi, rimando a quell’articolo. Non esiste modo di leggere la realtà che non passi per schemi interpretativi. Su questo sono inamovibilmente kantiano.

    Sui riferimenti al marxismo, non mi pare di averne fatti in questo articolo. Se ti riferivi all’articolo che ho citato come esempio limpido di critica alla tecnocrazia, di certo si rifà a una lettura marxista, ma in questo caso non mi pare che sia in contrasto con la tua posizione.

    Comunque, forse la tua avversione per le «false e distruttive ideologie» ti porta a pesar male le mie parole: affermando che una proposta o una soluzione è ideologica (come ho fatto con la tua) non intendo sminuirne i contenuti o minarne la credibilità, perché dal mio punto di vista qualsiasi proposta o qualsiasi soluzione è ideologica. Semplicemente, chi è convinto che la propria sia l’unica che non lo sia mi fa sorridere.

  11. No, non ero d’accordo con te. Ti invitai ad informarti meglio sulla questione. Fai una gran confusione su sistemi culturali, sistemi ideologici e schemi interpretativi. I tre concetti sono ben distinti e vanno analizzati separatamente ( e ti assicuro che un vocabolario non basta!).

  12. Non so che dirti. A me pare di avere un’idea abbastanza chiara sulla questione. Poi forse non sono capace di esprimerla a parole e di descriverla utilizzando tutti i termini tecnici del caso e questo evidentemente è un mio problema.
    Ma a questo punto mi piacerebbe capire come puoi pensare che la realtà possa essere interpretata senza “filtri” e “setacci”, quando questa possibilità è esclusa sia dalla pura ragione sia da elementari concetti di antropologia (e nego qualunque possibile mia autorevolezza in ambito antropologico, ma la ragione mi resta comunque!).

  13. Si, ma su questo hai ragione… ma non si può confondere influenza culturale sugli schemi interpretativi con l’influenza pervasiva-totalizzante-costante di un influenza ideologica.
    Cultura ed ideologia: è’ come confondere la cacca con la cioccolata! Avranno lo stesso colore, ma…. XD

  14. «è come confondere la cacca con la cioccolata! Avranno lo stesso colore, ma….»

    …ma si tratta comunque di materiale organico.
    Ironia a parte*, rispondo citando direttamente il retro di copertina di In difesa delle cause perse di Žižek
    «“L’era delle grandi narrazioni è finita”, “Abbiamo bisogno di un pensiero debole contrapposto a ogni fondazionalismo”, “In politica non dobbiamo più aspirare a sistemi onnicomprensivi e a progetti di emancipazione globali, ma solo a forme specifiche di resistenza e intervento”: se il lettore avverte una pur minima simpatia per queste affermazioni, smetta di leggere e metta da parte questo libro».

    * insomma, proprio a parte no 😉

  15. Mmm…non ho letto il libro, ma in ogni caso credo che le sue riflessioni siano propositive, non analitiche, rispetto la realtà.

    Comunque se proprio devo scegliere un “progetto di emancipazione globale” a cui aderire con lo stampino prendo il primitivismo di John Zerzan. 🙂

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